Huawei FreeBuds Pro: stavolta siamo davvero al top

Huawei FreeBuds Pro: stavolta siamo davvero al top

Inizio questa recensione dicendo che questi FreeBuds Pro mi sono piaciute così tanto che la mia più grande lamentela è che l’applicazione non sia disponibile anche per iPhone: li avrei utilizzati volentieri anche al posto dei miei AirPods Pro.

Per molti questo dice già tutto, per tutti gli altri lo chiarisco: ad oggi, sono tra gli auricolari true wireless migliori sul mercato. Hanno davvero tutto quel che si possa chiedere e un prezzo che, per seppur elevato, rimane competitivo.

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Confezione

Nella confezione di vendita troviamo gli auricolari e il relativo case di ricarica, accompagnati da due coppie di gommini aggiuntivi, un cavo di ricarica USB-A/USB-C di lunghezza dignitosa e un po’ di manualistica.

Costruzione e comodità

Sebbene non si possa negare una vaga somiglianza con gli AirPods Pro (anche nel nome e nei controlli), questi non sono auricolari che inseguono la mela (a differenza dei vecchi FreeBuds 3, per dire).

Hanno un’astina insolitamente tozza, lunga appena 26 mm ma spessa 5 mm: a primo acchito può non piacere (io stesso ci ho messo un po’ a digerirla), ma una volta indossati gli auricolari non si nota granché. E, soprattutto, se non fossero state così spesse non avremmo avuto la possibilità di fare swipe per controllare il volume, quindi va benissimo così. Nonostante l’apparenza possa ingannare, sono piuttosto leggere: solo 6,1 g per auricolare.

Sono auricolari in-ear, di quelli che si infilano ben bene nel canale uditivo, ma grazie al design della capsula restano comunque molto comodi da indossare, anche a lungo. Le ho tenute addosso per un’intera giornata lavorativa (8 ore circa) senza grandi fastidi. Le ho rimosse solo durante la pausa pranzo: giusto in tempo per farle ricaricare.

Inoltre, rimangono ben saldi alle orecchie, più di quanto mi sarei aspettato e sono dotati di certificazione IPX4 (resistenza agli schizzi).

Sia gli auricolari che il case di ricarica sono in plastica lucida, che però non trattiene molto le impronte.

Il case presenta due piccoli LED: uno sul fondo, che indica lo stato di ricarica del case stesso, e uno visibile sollevando il coperchio, il cui colore riflette lo stato di carica degli auricolari.

La custodia di ricarica è leggermente più ingombrante di quella di altri modelli top che uso spesso (come AirPods Pro o Jabra Elite 75t), ma nulla di eccessivo: riesce comunque ad entrare nel piccolissimo taschino dei jeans (a proposito: sapevate che questo era originariamente destinato agli orologi da taschino?).

Funzioni e qualità audio

Prima di passare a tutte le sciccherie smart, parliamo un po’ di qualità audio: il suono di questi FreeBuds Pro è tendenzialmente molto buono, ma è molto incentrato sui bassi. Per chi ama i groove scanditi da queste frequenze, questi auricolari sono un sogno: i driver dinamici da 11 mm offrono dei bassi davvero profondi e dettagliati, un vero piacere da ascoltare.

Le frequenze medie e alte sono comunque piene di dettagli, ed è un peccato che a volte vengano un po’ sovrastate dai bassi.

Prendete un brano come Porcelain di Moby: la base, piena di bassi, è incredibilmente avvolgente, ma la voce di donna a 2:17 circa, seppur molto limpida e piena di dettagli, non è così udibile come su altri auricolari. Questo, ovviamente, è solo un minuscolo dettaglio, ma utile per dare un’idea del suono.

A tal proposito, avrei molto apprezzato un equalizzatore nell’app AI Life per personalizzare il suono.

Prima di passare ad altro, sul fronte audio è impossibile non citare l’incredibile spazialità e il soundstage eccezionale. Sotto questo aspetto siamo davvero ai massimi standard per delle cuffiette true wireless: non per niente Huawei ha realizzato delle esperienze audio chiamate Sonic Escapes: si tratta di veri e propri viaggi sonori, che ci permettono di esplorare Marocco, Giamaica e Mssico attraverso i loro suoni. E posso assicurarvi che chiudendo gli occhi e concentrandosi sull’ascolto sembra davvero di essere lì.

Ma oltre ai Sonic Escpaes, spazialità e soundstage sono importanti anche nella musica, per avere un’esperienza di ascolto come pensata dall’artista.

Per questo, prendete un grande classico come Thriller di Michael Jackson: nell’intro, i passi e i lupi in lontananza assumono un senso proprio in funzione del loro posizionamento (che in questo caso funziona benissimo). E la chitarra strimpellata in lontananza a sinistra a 1:15 (e più avanti) funziona molto meglio quando non viene “schiacciata” al centro con gli altri strumenti (come avviene spesso su cuffie meno pregiate).

E infine, fatevi un favore: se acquistate i Huawei FreeBuds Pro, prendetevi qualche minuto per ascoltare Bubbles di Yosi Horikawa, insieme a tutto l’EP Wandering: quattro brani fantastici, davvero incredibili se ascoltati con cuffie con ottima risposta al posizionamento dei suoni.

I codec supportati sono SBC e AAC: manca l’aptX, ma non è un problema. Come già spiegato in passato, la versione base di aptX (di cui molti produttori “vantano” l’integrazione) non migliora nulla né in termini di qualità sonora né di latenza.

I Huawei FreeBuds Pro si basano sul chip Kirin A1, che integra Bluetooth 5.2 e riduce la latenza sonora a 180 ms: potete quindi usarle senza problemi per guardare film o giocare. Inoltre, gli auricolari sono dotati di doppia antenna Bluetooth, che migliora la copertura del segnale.

Dulcis in fundo, supportano anche il multipoint, ossia possono essere connesse contemporaneamente a due dispositivi, una funzione utilissima e troppo spesso dimenticata.

Ma lasciamo da parte audio e connettività e parliamo un po’ dell’esperienza d’uso generale, arricchita dall’applicazione Huawei AI Life: questa purtroppo è disponibile solo su Android, quindi mi sento di sconsigliare l’acquisto di queste FreeBuds Pro agli utenti iPhone.

I comandi sono basati su due tipi di interazioni: “pizzicare” l’astina tra due dita (in stile AirPods Pro) e swipe sul lato.

Lo swipe permette di controllare il volume e, contrariamente alle mie aspettative, funziona sorprendentemente bene.

Anche il gesto di “pizzicare” l’astina funziona molto bene e ci si prende subito l’abitudine; i comandi disponibili sono i seguenti:

  • 1 clic: Play/Pausa
  • 2 clic: Brano succesivo
  • 3 clic: Brano precedente
  • Clic prolungato: Controllo del rumore (ciclo tra Cancellazione del rumore / Off / Modalità Aware)

La funzione della pressione prolungato può essere modificata dall’app AI Life: personalmente ho tenuto il controllo del rumore sull’auricolare destro e ho impostato l’assistente vocale con una pressione prolungata sul sinistro.

Inoltre, gli auricolari sono dotati di sensori di prossimità, che mandano automaticamente in pausa la musica appena rimuovete una cuffia dall’orecchio, e riprendono la riproduzione quando la rimettete a posto.

Ma parliamo infine della cancellazione attiva del rumore, uno dei punti di forza di questi auricolari. Per prima cosa, l’ANC può essere impostato su quattro valori: Dinamico / Comodo / Generale / Ultra.

Dinamico, che è l’impostazione che ho utilizzato di più, regola automaticamente il livello dell’ANC a seconda del rumore di fondo, mentre gli altri tre valori sono sostanzialmente Basso / Medio / Alto. Personalmente mi sono trovato davvero bene con la modalità Dinamica, che ha sempre ottimizzato bene la cancellazione del rumore: camminando per strada non sentivo quel senso di occlusione tipico di un ANC troppo aggressivo, ma allo stesso tempo in metropolitana filtravano benissimo i rumori del treno.

Insomma, grazie anche al design in-ear, la cancellazione attiva del rumore su questi FreeBuds Pro è davvero ottima: niente di paragonabile alle vecchie FreeBuds 3, per intenderci.

Non manca la Modalità Aware, ossia l’immancabile funzione che ci permette di ascoltare quel che succede intorno a noi tramite i microfoni delle cuffie: dall’app AI Life è anche possibile impostare una voce che migliora ulteriormente le voci, facendole risaltare rispetto agli altri rumori di fondo. Ottimo per poter dialogare (o ascoltare annunci in stazione) con maggiore chiarezza.

Infine, dall’app troviamo anche un test di adattamento, che riproduce un suono e utilizza i tre microfoni disponibili su ogni auricolare per capire se stiamo indossando bene le cuffiette e abbiamo scelto i gommini adeguati.

Parliamo quindi dei tre microfoni e della qualità in chiamata: grazie anche al sensore osseo (già visto su FreeBuds 3) che percepisce le vibrazioni della mandibola, i FreeBuds Pro riescono ad isolare molto bene la voce dai rumori esterni.

Nella seconda prova, dove apro il rubinetto dell’acqua, potete sentire chiaramente come la qualità della voce migliora man mano che avanza la registrazione, segnale che gli auricolari impiegano qualche secondo a riconoscere il rumore di fondo e isolarlo dalla voce.

Test microfono silenzio

Test microfono rumore acqua

Concludiamo parlando anche di autonomia, sulla quale Huawei fornisce stime contrastanti: nei miei test, con volume a circa il 40%, gli auricolari sono durati circa 4 ore e mezza con ANC attivo. Disattivando la cancellazione del rumore si dovrebbero arrivare a circa 7 ore. Inoltre, il case fornisce circa 4 ricariche complete: con ANC attivo si parla di circa 20 ore, con ANC disattivato fino a 30 ore.

Seppur non si possa considerare un punto di forza, l’autonomia è tendenzialmente in linea con il resto del mercato. Il case supporta la ricarica rapida (30% con 10 minuti di carica) e, in teoria, anche la ricarica wireless (a 2W). Con quest’ultima ho avuto qualche problema, specialmente su alcuni caricabatterie in particolare, ma non escludo che possa trattarsi di un problema delle unità di pre-produzione fornite da Huawei.

Prezzo

Il costo dei Huawei FreeBuds Pro è di 179€: il prezzo non è dei più economici, ma è assolutamente in linea con la fascia alta del mercato degli auricolari true wireless.

Inoltre, chi ordina entro il 31 ottobre riceve in omaggio anche Huawei Band 4 (valore commerciale 79,99€) e 6 mesi di Huawei Music (valore commerciale 59,99€). Infine, chi la acquista entro il 2 ottobre, oltre ai due omaggi già citati, riceve anche uno speaker Bluetooth portatile.

Se di per sé il costo può essere importante, considerando gli omaggi diventa decisamente più interessante.

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