Tony Hawk, il re dello skateboard: “Solo in volo mi sento in pace. Il mio erede? Ha 12 anni…”

Tony Hawk, il re dello skateboard: “Solo in volo mi sento in pace. Il mio erede? Ha 12 anni…”

Tony Hawk è lo skater più famoso di tutti i tempi, e il bello è che lo è ancora a 52 anni. Pochi altri campioni dello sport gli sono paragonabili, perché lui oggi volteggia sulle rampe così come lo faceva negli anni ’90. Per capirci, quando rivoluzionava lo skateboard completando per primo in gara una giravolta di due rotazioni e mezzo, Ronaldo il Fenomeno giocava ancora nell’Inter mentre Michael Jordan disputava la sua ultima stagione nei Chicago Bulls. Oggi, a 21 anni di distanza dal suo esordio sulla copertina di un videogioco, l’eterno campione di San Diego torna alla ribalta con Tony Hawk’s Pro Skater 1 e 2, rimasterizzazione dei primi due capitoli della serie usciti nel 1999 e nel 2000, e ora disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PC (sull’Epic Store).

TRICK – L’obiettivo del videogioco, come si può vedere dal video qui sotto, è di esibirsi nei trick più spettacolari per guadagnare il maggior numero di punti. In Tony Hawk’s Pro Skater 1 e 2 saranno disponibili tutte le mosse dei due capitoli originari, oltre a quelle introdotte nei successivi episodi. I giocatori possono inoltre creare il loro alter ego e il loro skate-park in cui provare nuovi trick. Ad accompagnarne le gesta, in singolo come in multiplayer, ci sarà una ricca colonna sonora che includerà i brani dei primi due capitoli, tra cui Superman dei Goldfinger, oltre a 37 nuove tracce.

L’INTERVISTA – Nato a San Diego nel 1968 col nome di Anthony Frank Hawk e soprannominato ‘Birdman’, Tony Hawk è sulla cresta dell’onda da decenni, ed è ancora capace di volteggiare ad altezze siderali con quegli aerial che l’hanno proiettato nell’Olimpo della sua pur giovane disciplina. E tra un salto e l’altro, ha anche trovato il tempo di rispondere alle nostre domande.

Ventuno anni fa usciva Tony Hawk’s Skateboarding. Che effetto ti fece apparire allora in copertina e che effetto ti fa essere oggi nuovamente protagonista di Tony Hawk’s Pro Skater 1+2?

“La prima volta fu un’esperienza quasi surreale, un esperimento che gli skater avrebbero senz’altro apprezzato, non necessariamente però la community dei gamer. Ritrovarsi ventuno anni dopo nuovamente sulla copertina di un videogioco mi rende davvero orgoglioso. Credo che attraverso il videogame molti giovani si siano avvicinati allo skateboard. E magari, attraverso la colonna sonora, ho influenzato anche i loro gusti musicali”.

Cosa significa essere dopo così tanti anni ancora un punto di riferimento per i gamer e per gli skater?

“Sento una grande responsabilità. Non mi sarei mai immaginato di essere ancora rilevante nel mio ambito a 52 anni, tanto meno che avrei continuato a fare sulla tavola quel che facevo da giovane. Sono grato e orgoglioso di rappresentare ancora lo skateboard e, in qualche modo, di incarnarne la passione e lo spirito. Perché non ho mai mollato”.

Prima surfisti che facevano skate di nascosto nelle piscine vuote, aggirando la polizia; oggi atleti sponsorizzati da marchi di abbigliamento e di eyewear. Cos’è rimasto dello spirito di Dogtown e degli Z-Boys nello skateboard di oggi?

“Gli Z-Boys sono riusciti a vedere possibilità che altri non immaginavano, occupando da precursori posizioni nel mondo dello skateboard che prima non esistevano. Penso che degli anni ’70 nei giovani skater sia rimasta  l’attitudine di scegliere da soli la propria strada, senza piegarsi alle convenzioni”.

 

La serie Tony Hawk ha sempre fatto della manualità e dei riflessi i propri punti di forza. Ma è davvero questa l’essenza dello skateboard?

“Senz’altro i trick sono una parte rilevante del mio sport, garantendo a chi li fa una grande riconoscibilità e dunque il successo. Ma non è questa l’essenza dello skateboard, che vedo piuttosto come un’esperienza grazie al quale entrare a far parte di una comunità con cui condividere la stessa passione. È un viaggio che si fa da soli e al tempo stesso assieme agli altri”.

E queste cose sono presenti nei videogiochi a te dedicati?

“In un certo senso sì. I videogiochi permettono di competere contro altri giocatori e non impongono nulla: ognuno può muoversi col proprio stile. Certo, alcuni trick garantiscono punteggi maggiori di altri ma si è liberi di creare e affrontare le proprie sfide”.

I tuoi aerial tolgono tuttora il fiato: come si riescono a trasmettere in un videogioco le sensazioni che provi in volo?

“Se uno non ha interesse a provare certe esperienze di persona, i videogame possono essere un’alternativa per viverle. Anche perché compiere certi trick nel gioco è tutt’altro che facile: ci vogliono senso della velocità e le giuste angolazioni. Ovviamente la realtà è molto più rischiosa ed entusiasmante ma il videogame ci va abbastanza vicino. Cosa provo quando sono in volo aggrappato alla tavola? Mi sento euforico e al tempo stesso in pace col mondo. È la sensazione che mi dà più piacere nella vita ed è quella che vado cercando da sempre”.

Lo skateboard sarebbe dovuto entrare alle Olimpiadi del 2020: come mai solo ora?

“Penso sia stata una combinazione di vari fattori. Da un lato il tempo richiesto [dal CIO, ndR] per accettare una nuova disciplina, che nel caso dello skateboard è nata con un’impostazione non certo pensata per divenire uno sport olimpionico; dall’altro credo che la gente avesse un’immagine un po’ datata dello skateboard e che finalmente si sia accorta che oggi i ragazzi preferiscono guardare alla televisione gli skater piuttosto che i nuotatori”.

Passa il tempo ma a 52 anni sei ancora lo skater più famoso al mondo: per il movimento dello skateboard è un limite il non essere riuscito a proporre una tua alternativa?

“Di questi tempi in circolazione ci sono molti skater incredibilmente bravi e di talento, per i quali non ho altro che rispetto e ammirazione. Il motivo per cui sto resistendo allo scorrere del tempo è che sono passato al professionismo quasi quarant’anni fa. Sono diventato famoso negli anni ’90: la gente mi conosce da allora e gioca ai miei videogame da vent’anni”.

C’è in giro qualcuno che possa essere il tuo erede?

“Dovessi scommettere i miei soldi, li punterei su Sky Brown (che potete vedere qui sopra, ndR). È una ragazza di 12 anni, metà inglese e metà giapponese, che si è trasferita negli Stati Uniti e che ha le potenzialità per trascendere lo stesso skateboard”.

E lo skater più grande di tutti i tempi?

“Rodney Mullen”.

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