Il punto sul #metoo degli eSports

Il punto sul #metoo degli eSports

Nel corso degli ultimi mesi abbiamo menzionato più volte la clamorosa ondata di denunce di molestie sessuali e comportamenti scorretti che ha travolto il mondo degli eSports. Quella che era iniziata come una piccola manifestazione di protesta verso rari atteggiamenti predatori di figure di spicco del mondo gaming, si è infatti trasformata in un movimento #metoo capace di superare i numeri della controparte nei confini di Hollywood. Sembravano una serie di testimonianze isolate pubblicate su Twitter ma sono lievitate fino a travolgere persino alcuni dirigenti di Ubisoft, fra cui il celebre direttore di Assassin’s Creed Ashraf Ismail, oltre che studi celebri nella scuderia di Warner Bros. Ma cos’è successo in seguito allo scandalo?

I GRANDI – Dopo un periodo di congedo durato circa un paio di mesi, il direttore dell’ultimo episodio di Assassin’s Creed Ashraf Ismail è stato infine licenziato dalla compagnia francese. Ma non è stato l’unico: insieme a lui sono caduti molti altri dirigenti storici della società, travolta da uno tsunami di denunce provenienti da altri dipendenti e da figure esterne al publisher, fra cui alcune fan apparentemente adescate tramite promesse e violazioni di “non-discolusure agreements”. Un’altra realtà che è stata decimata dal movimento èEVO, una fra le più famose società organizzatrici di tornei eSports, che si è addirittura trovata a dover cancellare il suo più importante evento annuale a causa dello scandalo sessuale che ha coinvolto il CEO Joey Cuellar. Ai bersagli eccellenti si è recentemente affiancato il nome di Rocksteady, lo studio di sviluppo dietro i videogiochi dedicati a Batman, che si trova attualmente coinvolto in pesantissime accuse di molestie sessuali sui luoghi di lavoro.

I CONTENT CREATOR – La vittima più illustre fra quelle colpite dall’ira della cancel culture è senza dubbio ZeRo, nome d’arte di Gonzalo Barrios, uno dei nomi più pesanti di YouTube nonché ex-stella della comunità di Super Smash Bros. Comunità che è stata letteralmente tempestata da un’interminabile sequenza di denunce e che ora si trova completamente priva di punti di riferimento, al punto tale da scomparire dai radar dell’intrattenimento. Nairobi “Nairo” Quezada, il secondo giocatore di Smash più famoso al mondo, è stato il più fortunato: gli organizzatori di tornei hanno deciso di infliggergli “solamente” un anno di squalifica da qualsiasi competizione. Gli altri professionisti, circa cinquanta, coinvolti in diversi scandali di molestie su minori (fra cui figura anche l’ex superstar di YouTube Sky Williams) sono stati invece completamente eliminati dal presente, dal passato e dal futuro della scena degli eSports.

TUTTI GLI ALTRI – Un ulteriore nome altisonante crollato dalla scena dei content creator digitali è quello di Method, organizzazione nata nei confini di World of Warcraft e cresciuta al punto da diventare una società con decine di dipendenti. La compagnia, vera e propria istituzione del mondo eSport, si è definitivamente sciolta in seguito alle molestie sessuali compiute da un singolo membro, ovvero “Method Josh”, lasciando senza sponsor né occupazione tantissimi ragazzi. Nel mondo degli eSports il ciclone del cosiddetto “GamerGate” ha mietuto decine di vittime, dalla scena competitiva di Counter-Strike fino a quella di League of Legends, coinvolgendo professionisti e manager che hanno sfruttato la propria posizione per entrare in contatto con giovani appassionati di ambo i sessi. Al momento la tempesta sembra essersi calmata, lasciando tuttavia un vuoto ingombrante in diversi settori dell’intrattenimento digitale, dagli studi più blasonati fino a palchi competitivi più in vista. Possibile che si tratti solamente di una pausa dovuta alla stagione estiva?

L’articolo Il punto sul #metoo degli eSports sembra essere il primo su eSports.



%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: