Chip made in China: parte la sfida agli USA

Chip made in China: parte la sfida agli USA

La Cina vuole i suoi chip: sarà la Semiconductor Manufacturing International Corporation (SMIC) a realizzarli. L’azienda è già la numero 1 in Patria, la quarta al mondo nella produzione di chip standalone, ma considerando il mercato intero dei semiconduttori non figura tra le prime 10.


Si rinnova dunque la sfida tra Cina e Stati Uniti, impegnati in una battaglia commerciale senza precedenti sfociata nel ban imposto a Huawei e proseguita con inasprimenti dei dazi e minacce di censura di app popolari come TikTok. Questa volta a mostrare i muscoli non è l’Amministrazione Trump, bensì SMIC: il produttore ha intenzione di quotarsi alla borsa di Shanghai per raccogliere finanziamenti stimati tra i 6,6 e i 7,5 miliardi di dollari. Si tratterebbe di una delle più importanti operazioni finanziarie della Cina e la terza al mondo di quest’anno qualora si raccogliesse la cifra massima.


Inutile dirlo, i principali azionisti attuali sono riconducibili ad aziende controllate dallo Stato cinese, e l’intenzione di SMIC è di continuare ad affidarsi ad investitori locali piuttosto che internazionalizzarsi. Del resto, già ci aveva provato senza successo: era quotata a New York, ma il volume degli scambi era talmente basso che il management ha optato per la ritirata. Ora ci riprovano in madrepatria sul mercato Star (l’equivalente del Nasdaq), e da quando son tornati sul suolo cinese hanno raccolto 2 miliardi di dollari da fondi statali dedicati allo sviluppo.


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