Recensione The Elder Scrolls Online: Greymoor – Il mio ritorno al liceo

Recensione The Elder Scrolls Online: Greymoor – Il mio ritorno al liceo

Durante la quarantena ci era stato suggerito di recuperare passioni perdute e allora ho deciso di riscoprirne una, quella cocente degli MMORPG, volgarmente noti come giochi di ruolo online. Più di quindici anni fa, quando ne uscivano due o tre a settimana, cascasse il mondo, non me li facevo scappare. Ne divorai a decine con mio cugino, e poi, se un determinato titolo superava una certa soglia di qualità, lo si condivideva con amici.

Dai meno noti (Rubies of Eventide, Cabal, Rappelz e Ryl 2) alle bestie del settore (WoW, Ultima Online, Guild Wars 1 e 2, Dark Age of Camelot e chissà quanti altri), di MMORPG ne ho provati tanti, presumo troppi. Sul mio curriculum, tuttavia, c’era un vuoto che ho appena colmato a dovere, quello provocato da The Elder Scrolls Online: ve ne avevamo parlato nelle ultime settimane in occasione del lancio dell’espansione Greymoor, con un primo provato esaustivo, ma adesso siamo pronti ad esprimere un giudizio completo su ciò che rappresenta l’intera epopea di ESO, dopo aver passato centinaia di ore in sua compagnia.

Editore Bethesda Softworks
Sviluppatore ZeniMax Online Studios
Piattaforme PS4, Xbox One, PC Windows, Stadia
Genere MMORPG
Modalità di gioco Multigiocatore online
Lingua Inglese
Prezzo e acquisto 69,99€ (Steam) | 69,99€ (PS4) | 69,99€ (Xbox) | 69,99€ (Stadia)

Uno degli elementi più importanti negli MMORPG è la creazione del personaggio: la scelta delle classe, della razza e la personalizzazione sono elementi nevralgici per fare buona presa sull’interesse del giocatore, e The Elder Scrolls Online ingolosisce immediatamente con la presenza di sei classi differenti e dieci razze, una delle quali, l’imperiale, è venduta separatamente, a prescindere dalle espansioni possedute. Scelta opinabile, perdonata però da una bella manciata di modifiche della corporatura e del volto per il vostro alter ego virtuale (che coprirete nel giro di qualche minuto con un’armatura e un elmo, ma si sa, questo è il bello dei giochi di ruolo online).

L’espansione Greymoor si consuma perlopiù in quella Solitude nella quale abbiamo già scorrazzato in Skyrim. Benché ESO sia ambientato quasi mille anni prima di quest’ultimo, dal punto di vista architettonico e strutturale, la città è simile, fatta apposta per suscitare nostalgia. Guarda caso, il viaggio per i nuovi giocatori inizia a pochi chilometri da lì, per farli sentire a proprio agio, ed introduce perfettamente alle dinamiche di un titolo ora molto più libero e comprensibile rispetto al passato.

ESO appartiene alla branca dei Theme Park, cioè quella di un GdR online lineare denso di compiti, il cui scopo è raggiungere il livello massimo per dedicarsi poi alle attività cicliche di fine gioco, in grado di accrescere la qualità del personale equipaggiamento. La mappa è esplorabile liberamente, presenta aree istanziate e altre libere, e degli appositi santuari consentono lo spostamento rapido quando lo si desidera. Accumulare esperienza è semplice e lo si fa sconfiggendo nemici, scoprendo punti di interesse e soprattutto completando missioni, caratterizzate dal sistema dialogico tipico della saga. Si tratta tuttavia di un surrogato, dove le scelte non portano poi a risvolti narrativi così diversi, ma di certo la trama ricopre un ruolo importante.

Il disegno delle missioni dell’espansione purtroppo non è all’avanguardia, e nemmeno così tradizionale come potreste immaginare, visto che di compiti in cui bisogna uccidere grandi quantità di nemici ce ne sono ben pochi. Buona parte del tempo la si passa parlando con i personaggi per mezzo di dialoghi alle volte lunghi, ben recitati ma indubbiamente pensati per un approccio in solitaria. In generale, il sistema di quest sembra studiato per essere gestito in singolo, poiché gli stadi di avanzamento delle missioni spesso sono vincolati a chi compie l’attività, senza dunque essere condivisa con gli altri membri della squadra.

Altro aspetto che fa storcere il naso sin da subito è la leggibilità della mini-mappa e della mappa stessa, entrambe non chiarissime negli indicatori e con una navigazione artificiosa, specie su console. Anche un’operazione banale come capire il posizionamento degli alleati rispetto a voi non è semplice, come invece dovrebbe essere. Il nostro consiglio è quello di cambiare immediatamente impostazioni dell’interfaccia e attivare tutto l’attivabile, dai nomi sopra le teste di nemici e compagni, sino alle percentuali di vita e gli indicatori di stato, così da avere un quadro più completo dell’azione. Abbiamo inoltre apprezzato le varie opzioni di personalizzazione, plasmabili a seconda delle proprie esigenze: per dire, chi preferisce una videata più pulita, oppure più dettagliata possibile, potrà farlo.

Il combattimento di The Elder Scrolls Online invece regala sane dosi di felicità, quantomeno se lo si contestualizza nel genere d’appartenenza. Non aspettatevi degli impatti goduriosi né delle collisioni precise, perché siamo davanti al canovaccio del MMORPG vecchio stampo, dove i numeri sono più importanti di tutto il resto. Ciononostante, emergono delle digressioni che lo rendono più diretto: le abilità sono quasi tutte istantanee, si possono parare ed interrompere gli attacchi dei nemici, vi sono sinergie con gli alleati e la classica divisione in ruoli, cioè difensore (tank), assassino (dps) e curatore (healer), non è stringente come altri esponenti, anzi, consente di realizzare degli ibridi niente male.

In realtà, è tutta la costruzione del personaggio ad ingolosire, con tanti oggetti tra cui scegliere, diversi rami di talenti e persino un cambio d’arma al volo che permette una buona varietà di cosiddette “build”. Ogni classe può utilizzare qualsiasi armatura o arma, e confezionare così il proprio stile di gioco, a cui si possono abbinare sia le abilità di classe, che quelle razziali, e non solo. Sebbene la nostra epopea si sia consumata soprattutto nei panni di uno stregone portato al livello massimo, abbiamo anche giocato nei panni di un negromante e di un guardiano, il Warden. Nei nostri party sono giunti templari dotati di staffe incantate, anziché della classica combo spada e scudo, e persino maghi che accusavamo colpi alla stregua di guerrieri ben corazzati.

La versatilità nella personalizzazione del personaggio è lodevole, così come la varietà di oggetti e di equipaggiamenti tra cui scegliere. Come se non bastasse, l’arrivo al livello massimo, il cinquanta, è solo l’inizio, poiché si sbloccheranno delle costellazioni dalle quali assorbire ulteriori potenziamenti riempendo una barra d’esperienza extra, aggiungendo così delle nuove variabili alla costruzione dell’eroe. In più, è buono anche il lavoro svolto nel sistema di caratterizzazione estetica, con una libreria di tutti gli oggetti collezionati, dalle cavalcature ai vestiti, davvero ben schematizzata.

Non a caso, tutto ricompensa con del bottino, che potrà essere scambiato o venduto, a vostra scelta: su questo aspetto ci sono regole che imparerete nel tempo, nel caso foste a digiuno (ad esempio, certi pezzi sono vincolati ai partecipanti dell’attività e non possono essere scambiati altrove), ma, come anticipato, ESO spiega bene: mal che vada, la rete è piena di risposte a qualsiasi domanda, vista l’ampia comunità del titolo. Non siamo convinti della distribuzione delle ricompense: alcune missioni offrono troppo poco rispetto ai sotterranei e ci piacerebbe vedere un bilanciamento in tal senso.

A proposito di sotterranei: è possibile affrontarli sin dal livello dieci e in squadre composte da quattro elementi, partendo da un trittico di tre diversi dungeon, un quantitativo che poi andrà ad espandersi collezionando punti esperienza. Ogni sotterraneo ha un tema unico, con diversi nemici, boss e persino una missione, e può essere affrontato nella variante veterano dopo aver aggiunto il livello massimo. Anche se di cose da fare ce ne sono parecchie (mestieri per realizzare equipaggiamento, aste per vedere oggetti, case da acquistare, gilde), le attività di fine gioco più apprezzate dalla comunità sono quelle dei dungeon e i battlegrounds, cioè gli scontri PvP dove tre squadre, composte ciascuna da quattro membri, se le danno di santa ragione sotto le regole del cattura la bandiera, del deathmatch e del dominio, con apposite varianti atte a vivacizzare il tutto.

Tutte queste attività possono contare sul matchmaking, che, appunto, pesca alleati per riempire le squadre e permette a tutti, giocatori solitari compresi, di godersi il meglio di ESO. Non capiamo dunque la scelta di non estenderlo anche sulle Trials, ovverosia le incursioni a dodici giocatori: avremmo apprezzato che quantomeno la difficoltà normale fosse giocabile con il matchmaking, così da aggiungere un ulteriore contenuto all’utenza che non ha tempo o voglia di cercare una squadra in maniera manuale. La stessa cosa vale per Cyrodiil, la guerra tra fazioni, che vi catapulta all’interno di una vasta mappa con l’obiettivo di conquistare più punti d’interesse degli avversari. Il conflitto dura un tempo variabile, anche un’intera settimana, e ospita anche missioni da affrontare per recuperare risorse, con le quali erigere difese e schierare armi d’assedio. Chiaro è che senza una gilda, o almeno una squadra affiatata, è difficile potersi godere questo lato dell’offerta.

Veniamo dunque al lato audiovisivo: ovunque lo si guardi, The Elder Scrolls Online ha indubbiamente una veste grafica vetusta, dove gli anni sul groppone sono lampanti. L’espansione Greymoor però sfoggia un fascino notevole e vi è un gran lavoro sulla stesura dell’atmosfera, dalle terre occidentali di Skyrim, fino alla caverna ipogea nella quale si erge Blackreach. È notevole poi la varietà di ambientazioni raggiunta con la somma di tutti i contenuti pubblicati sino ad ora, dai pirati alle grotte, dai luoghi marini a quelli montani, per un assortimento eccezionale di scenari che manderà in visibilio specialmente gli appassionati della saga. I nostri test sono stati effettuati perlopiù su una PS4 Pro, dove è possibile scegliere tra due modalità grafiche differenti, una 4K, l’altra 1080p con effetti aggiuntivi. Abbiamo preferito la prima, essendo più stabile. Durante le fasi concitate la fluidità soffre, questo è vero, ma in linea generale la versione console è ben ottimizzata, oltre ad avere un’ottima schematizzazione dei controlli.

Prima di tirare le somme, vale la pena citare il modello di monetizzazione di The Elder Scrolls Online. Per iniziare a giocare, noi vi consigliamo di lasciar perdere l’edizione base e di puntare direttamente gli occhi su questa versione che, al prezzo di 69,99€, include il gioco base e tutti i capitoli di espansione, cioè Elsweyr, Summerset, Morrowind e Greymoor. La quantità di contenuti è già così esorbitante, ma Bethesda ha implementato la valuta delle corone, a pagamento, per acquistare ulteriori extra in gioco, tra i quali vi sono i classici elementi estetici e dei salva-tempo assolutamente trascurabili. Purtroppo sono presenti anche dei DLC con all’interno dei sotterranei, venduti separatamente dalle espansioni. C’è anche un abbonamento che permette un’entrata di corone mensile, oltre a consentire l’accesso ai DLC menzionati senza alcun esborso. Insomma, il piano è abbastanza versatile e lo ripetiamo, con il pacchetto di Greymoor si può accedere ad una marea di attività, sperimentando così l’essenza di ESO.

8.0

Giudizio Finale

The Elder Scrolls Online è un enorme compendio alla saga firmata Bethesda, dove Greymoor rappresenta l’ennesimo tassello di un’esperienza massiva pressoché unica su console, tra le più supportate in assoluto anche su PC. Le due anime che lo compongono, cioè quella solitaria e quella online, non combaciano alla perfezione, e in linea generale gode di una grammatica con una certa età, ma se si ama il genere, se avete solcato in passato Tamriel e se volete condividere l’avventura con qualcuno, allora quello di ESO sarà un viaggio denso di soddisfazioni.

PRO CONTRO
  • Un compendio alla saga di The Elder Scrolls
  • Pieno di contenuti, nemici, armi, oggetti
  • Avvolgente l’atmosfera di Greymoor
  • Ottimo sistema di sviluppo e personalizzazione
  • Un MMO Theme Park vecchio stampo…
  • … nel bene e nel male
  • Visivamente vetusto
  • Leggibilità confusionaria di mappa e mini-mappa
  • Assenza del matchmaking per certe attività
  • Bilanciamento delle ricompense non sempre perfetto

Trailer

Screenshot



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