Apple abbandona Intel: i processori dei prossimi Mac saranno fatti in casa

Apple abbandona Intel: i processori dei prossimi Mac saranno fatti in casa

Il WWDC di quest’anno rappresenta davvero la fine di un’era: come largamento anticipato nei mesi scorsi, il team di Apple ha ufficialmente annunciato che in futuro i Mac non utilizzeranno più processori Intel, ma chip realizzati internamente basati su architettura ARM,  SoC (System on a Chip) molto simili a quelli montati su iPhone e iPad. Questo permetterà di eseguire nativamente le app iOS.

Non è la prima volta che Apple cambia l’architettura su cui si basano i suoi computer. I primi computer della mela, come i celeberrimi Lisa e Macintosh, utilizzavano chip della famiglia Motorola 68000; poi, nel 1995 Apple passò ad utilizzare i processori PowerPC (architettura nata da un’alleanza Apple-IBM-Motorola). Infine, nel 2005, venne adottata l’architettura Intel x86, che ha accompagnato i computer della mela fino ad oggi.

Il primo Mac con Apple Silicon – questo il nome del brand – arriverà alla fine dell’anno e, secondo quanto dichiarato da Tim Cook, ci si aspetta che la transizione verso i chip ARM duri due anni. In ogni caso, Apple continuerà a suportare ancora a lungo i Mac con Intel, tanto che sono ancora previsti nuovi modelli con i processori x86, che verranno annunciati a breve.

Secondo quanto dichiarato da Apple, realizzare autonomamente i suoi processori permetterà ai Mac di massimizzare le performance, mantenendo bassi consumi.

Il passaggio a chip ARM è una svolta epocale, che porterà con sé grandi vantaggi ma anche grandi problemi. I Mac potranno eseguire nativamente le app per iOS, Apple avrà ancora maggior controllo sull’hardware e ci saranno benefici anche in termini economici: produrre da sé anche i chip porterà un risparmio sostanziale per l’azienda di Cupertino.

D’altra parte, tutti i software per macOS dovranno essere convertiti: stando a quanto dichiarato, il processo di transizione sarà relativamente semplice, al punto che secondo Craig Federighi “la maggior parte degli sviluppatori ci metterà solo qualche giorno”.

Alcuni dei più importanti software per il lavoro sono già stati convertiti: la suite Microsoft Office è già pronta per i nuovi Mac con Apple Silicon (PowePoint usa persino il sistema di rendering di Apple, Metal) e, soprattutto, sono già pronti i software Adobe, inclusi Lightroom e Photoshop, mostrati durante la presentazione. Ovviamente anche tutti i software realizzati da Apple sono già compatibili per i Mac basati su ARM.

Infine, anche i software che non verranno convertiti dagli sviluppatori, potranno continuare a funzionare (almeno per un po’ di tempo) grazie a Rosetta 2.

Esattamente come avvenne per Rosetta, che agevolò il passaggio da PowerPC a Intel, Rosetta 2 è un tool – incluso nel nuovo macOS Big Sur – che permetterà di eseguire le app sviluppate per Intel, “convertendole” automaticamente al momento dell’installazione. Si tratta ovviamente di un processo che avrà dei limiti, ma che servirà anche a tappare un po’ di buchi nei primi anni di transizione.

Infine, Apple ha previsto un programma per permettere facilmente agli sviluppatori di convertire le proprie app per renderle compatibili con i futuri chip: i partecipanti all’Apple Developer Program possono richiedere l’accesso allo Universal App Quick Start Program, che fornisce documtazione, supporto tecnico, versione beta di macOS Big Sur e Xcode 12, oltre che il cosiddetto Developer Transition Kit, ossia un Mac mini (con Apple A12Z Bionic, 16 GB di RAM e 512 GB di SSD) che dovrà essere restituito ad Apple alla fine del programma. Il costo totale per l’iscrizione al programma di transizione è 539€.

Il nuovo macOS Big Sur è la prima versione del sistema operativo della mela a suportare ufficialmente Apple Silicon e durante la presentazione lo abbiamo visto in azione: tutte le demo eseguite per mostrare Big Sur giravano infatti su Mac con processori ARM.



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