Recensione DJI Mavic Air 2: non chiamatelo Mavic Air 2 (foto e video)

Recensione DJI Mavic Air 2: non chiamatelo Mavic Air 2 (foto e video)

Mavic Air 2 è il successore dell’omonimo modello del 2018, che a suo tempo ci piacque molto. Peccato che di elementi in comune con il primo Mavic Air ce ne siano davvero pochi, mentre ne troviamo quasi più con i Mavic 2. A dispetto di questa sua “perdita di identità”, Mavic Air 2 è il drone DJI che adesso vi raccomanderemmo di comprare, anche se questo non significa che sia perfetto.

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7.5

Confezione

La confezione di Mavic Air 2, oltre al drone, comprende il nuovo radiocomando (con 2 stick in più di ricambio), un caricabatterie, una batteria, 3 coppie di eliche (ovvero 2 eliche in più), cavi USB-C/lightning/micro USB per collegare lo smartphone al controller, cavo USB-C (per ricaricare il controller).

C’è insomma tutto ciò che occorre per volare, ed anche qualche ricambio potenzialmente utile. Come sempre poi, per chi non si accontenta, nella versione Fly More Combo troviamo 3 batterie in tutto, 6 coppie di eliche, e poi anche filtri ND, stazione di ricarica multipla, adattatore batteria-power bank ed una borsa da spalla per riporre il tutto.

Per certi versi il contenuto della confezione base è un po’ poco, ma quello della Fly More Combo anche troppo. Ma del resto è voluto, no?

8.0

Costruzione

Mavic Air 2 perde un po’ le linee filanti e lucide del precedente modello, per rifarsi di più ai Mavic 2, sia come design che come materiali. Il risultato è quindi un po’ più anonimo e già visto. Al di là di questo, le differenze importanti sono su dimensioni e peso.

Pensate che, da chiuso, Mavic Air 2 è solo poco più di 3 centimetri più corto di Mavic 2, ed ha praticamente stesse larghezza ed altezza. Il suo peso sale inoltre da 430 a 570 grammi, e se a questo unite il nuovo radiocomando, più grande e pesante del precedente, capirete che, a livello di ingombro nel trasporto, tra Mavic 2 e Mavic Air 2 non ci sono differenze significative. Il primo Mavic Air pesa meno della metà di un Mavic 2, è quasi 5 centimetri più corto, e più stretto e più basso.

Si è perso insomma un po’ il senso di quel “air”, probabilmente perché oggi esiste un certo Mavic Mini che surclassa tutti in quanto a dimensioni e peso, e non aveva senso insistere troppo su quel fronte.

Per il resto rimane il solito drone ripiegabile, che ormai non stupirà più nessuno, con tutti i vantaggi del caso in termini di portabilità. Non sarà facile però farlo entrare nella tasca di una giacca questa volta, tanto più che avrete anche il radiocomando più ingombrante da portare appresso. E attenzione anche alle eliche, sempre troppo mobili ed esposte a drone piegato, a meno che non usiate una borsa fatta su misura. Buona invece la protezione per il gimbal, più spessa e rigida rispetto ai vecchi modelli.

Segnaliamo inoltre la presenza di sensori anti-collisione, ovvero per il rilevamento degli oggetti, che però sono assenti lateralmente e superiormente. Sono mancanze in parte giustificabili con peso/dimensioni e prezzo, ma che vanno tenute in considerazione nell’utilizzo degli automatismi del drone.

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9.0

Radiocomando

Il nuovo radiocomando ci è piaciuto molto. Il grip è ottimo, la posizione del telefono in alto è migliore rispetto a quella in basso dei precedenti modelli, ed anche l’inserimento dello smartphone nell’alloggio è più veloce e sicuro. Inoltre non ci sono antenne da posizionare, liberando così l’utente dall’imbarazzo di sbagliare sempre come inclinarle (però DJI consiglia comunque come direzionare il radiocomando rispetto alla posizione del drone).

Ma soprattutto c’è OcuSync 2.0 al posto del Wi-Fi, regalando un’esperienza di pilotaggio su tutto un altro livello. Non è tanto questione di andare più lontano (DJI parla di 6 Km, noi siamo arrivati al massimo intorno ai 4), ma di poter pilotare il drone senza l’ansia di perdere il segnale se qualche ramo di troppo dovesse frapporsi tra voi e lui. Avere una radiocomando meno prono alle interferenze e ai disturbi fa la differenza in molte occasioni: potete scollinare un valico di montagna, girare attorno ad un edificio, passare una scogliere invalicabile a piedi, pilotare il drone in mezzo ad un bosco; potete insomma effettuare riprese “difficili” senza perdita di segnale, senza che il video inizi ad andare a scatti, e sempre in pieno controllo del vostro drone.

A proposito di fluidità, segnaliamo come nelle impostazioni ci sia proprio un’opzione per privilegiare la qualità dello streaming o la sua fluidità, e questa fa davvero la differenza. Anche poco prima di perdere il segnale il feed video è stato sempre scorrevole, salvo poi bloccarsi una volta che il drone è uscito dalla copertura del radiocomando.

Il rovescio della medaglia di un radiocomando migliorato in tutto sono due: il peso maggiore, da circa 300 a 395 grammi e le dimensioni maggiori; ma del resto sarebbe stato quasi impossibile il contrario. E volendo essere pignoli, una tracolla poteva anche starci a questo punto, ed invece non è previsto nemmeno il supporto.

Segnaliamo però anche un bug che ci si è presentato più di una volta. Una volta raggiunta la distanza massima, e perso il segnale del radiocomando, il live view rimaneva bloccato su sull’ultima immagine disponibile, anche quando il segnale col radiocomando veniva poi riagganciato. Ci è successo almeno 3 volte, e l’unica soluzione è stata far atterrare il drone (senza l’ausilio del feed video), spegnerlo e riaccenderlo. Pensiamo da un errore casuale e comunque “di gioventù”, ma volevamo comunque segnalarvelo.

Infine l’autonomia. Con una carica completa del radiocomando volerete per circa 5-6 ore (più 5 che 6). Non sono valori scritti nella pietra, ma più o meno non dovrebbero discostarsi troppo da questi. Attenzione però, soprattutto, alla batteria del vostro smartphone, che si scaricherà durante l’uso. La tensione erogata dal radiocomando è infatti poca cosa, pertanto assicuratevi che il telefono che andrete ad utilizzare sia ben carico e non aspettatevi che basti l’alimentazione del controller a tenerlo su.

8.5

Esperienza d’uso

Mavic Air 2 è ormai l’ennesimo drone di DJI, eppure l’azienda è comunque riuscita a cambiare un po’ le carte in tavola. Da una parta abbiamo lui, Mavic Air 2. Ripiegabile e dispiegabile in pochi secondi, facile da guidare grazie ai suoi automatismi, primo fra tutti il sistema di rilevamento degli ostacoli; ora ancora più facile, grazie al radiocomando più intuitivo e soprattutto all’app DJI Fly semplificata. Quest’ultima ha infatti meno opzioni del passato ed un’interfaccia più semplice: meno informazioni, ma quelle essenziali ci sono tutte.

È una scelta che ci sentiamo di avvallare. Mavic Air 2 vuole essere un drone per tutti, più che per soli professionisti, ed in quest’ottica farcirlo di troppe opzioni può intimorire il neofita. D’altro canto il professionista appunto potrebbe lamentare la carenza di ulteriore controllo, ma è così che questo drone è stato pensato. Se volete il massimo della manualità e siete fan della post-produzione, c’è Mavic 2 Pro per voi.

Ciò si rispecchia un po’ in tutti gli aspetti dell’app, dall’interfaccia alle opzioni. Ci sono ad esempio solo 2 profili colore: normale, che esalta saturazione e dettaglio, ma senza esagerare, producendo filmati che sono praticamente già pronti per essere condivisi, e D-Cinelike, che in pratica è un log, un profilo piatto, pensato per l’elaborazione in post. Non ci sono altre vie di mezzo. Tra l’altro i filmati di Mavic Air 2 perdono moltissima qualità se compressi anche poco (la video recensione per forza di cose è più compressa, il sample video qui sotto ho cercato di preservarlo al massimo, ma YouTube ci metterà del suo), segno di quanto non siano adatti ad essere processati.

In alcuni casi però questa eccessiva semplificazione dell’app può essere una complicazione. Ad esempio, selezionando gli hyperlapse, avrete subito una serie di controlli per decidere il tipo di ripresa, i tempi di posa, la lunghezza del filmato ed il movimento del drone, ma se vorrete cambiare risoluzione al video finale dovrete andare prima nelle impostazioni generali dell’app, con la modalità hyperlapse selezionata, e questo non è esattamente intuitivo (non c’è nulla che vi dica: “clicca qui per ulteriori opzioni”). In ogni caso, la galleria qui sotto dovrebbe darvi una buona idea di come sia l’applicazione in questione.

Il volo risulta così piacevole e relativamente semplice. Il drone è stabile, veloce (65 Km/h in modalità sport), e combatte bene il vento, grazie anche al solito ottimo gimbal a 3 assi, che rende ogni ripresa come realizzata su un binario in aria. Anche in condizioni di vento forte, tanto da spingere il drone ad avvisarci più volte del rischio, la stabilità delle riprese non è risultata troppo compromessa: magari non sarà facile rimanere del tutto immobili in un punto, ma il movimento è comunque fluido; al più potrebbero finire piccole porzioni delle eliche nell’inquadratura, cosa che di solito non avviene praticamente mai.

Il peso di 570 grammi è lievemente superiore al passato, ma non ha compromesso lo stile di guida di Mavic Air. Soffre un po’ di correnti parassite a bassissima quota, che tendono a farlo risalire, ed il sistema anti-collisione a volte è fin troppo sensibile, soprattutto a bassa velocità, ma a parte questo è difficile che il drone si comporti in modo imprevisto.

A proposito del rilevamento degli ostacoli, come già evidenziato mancano sensori laterali e nella parte superiore. Indubbiamente è un peccato, ed un fattore da tenere di conto a seconda dell’ambiente nel quale vi muoverete. Il sistema però funziona bene ed è in grado di rilevare anche i rametti di un albero, sebbene non sia del tutto infallibile. Logicamente, maggiore è la velocità del drone, più difficile sarà rilevare gli ostacoli più piccoli, tanto che in modalità sport l’anti-collisione proprio non funziona. L’abbiamo messa alla prova con vari test, e salvo qualche filo d’erba falciato non ci sono mai stati grossi problemi, soltanto non affidatevi completamente alla cieca al sistema anti-collisione, e non scambiatelo per una sorta di auto-pilota con il quale poter sempre pestare sull’acceleratore.

E per chiudere il discorso automatismi, Mavic Air 2 utilizza APAS 3.0, l’ultimo sistema di mappatura ambientale di DJI, che consente al drone di evitare gli ostacoli, passandoci attorno, sopra e sotto, a seconda del caso. Utilizzate la modalità di ActiveTrack 3.0, fatevi “inseguire” dal drone, e lui penserà da solo ad evitare gli ostacoli lungo il percorso. Funziona? Se ce lo chiedete significa che non avete visto la video recensione. Attenzione però a due aspetti: anzitutto con ActiveTrack la risoluzione massima è 4K a 30 fps, inoltre, per rispondere brevemente alla domanda di prima, sì funziona, a tratti anche “magicamente”, ma occhio sempre all’ambiente nel quale vi muoverete, perché l’assenza di sensori laterali e superiori potrebbe causare dei problemi. Inoltre, come dicevamo prima, il rilevamento degli ostacoli può non essere del tutto infallibile, e non vorrete essere voi a scoprire se un filo telefonico (o peggio) viene rilevato correttamente o meno, vero?

Ma facciamo un passo indietro. Non staremo qui a rielencare una scheda tecnica che potete trovare sul sito ufficiale DJI, ma vogliamo comunque rimarcare alcuni aspetti chiave. Mavic Air 2 utilizza un sensore da 1/2” da 48 megapixel, che prende in prestito alcuni spunti dagli smartphone, in particolare il pixel binning, combinando 4 pixel in 1, e producendo immagini che sacrificano la risoluzione (12 megapixel) a vantaggio di maggiore luminosità e minore rumore. È inoltre il primo Mavic ad offrire filmati in 4K@60fps e con un bitrate di ben 120Mbps (tanti, per un drone di questo tipo).

Quest’ultimo aspetto ci ha convinto: maggiore fluidità significa che, se farete un fermo immagine, avrete fotogrammi più definiti e puliti, e non allungati nella direzione del movimento come a 30 fps, e nel complesso avrete video in movimento assai più gradevoli e puliti, piacevoli da guardare proprio perché più “a fuoco frame per frame”. Il rovescio della medaglia è che più alto è il framerate e meno luminoso è il filmato (a parità di impostazioni), pertanto vi sconsigliamo di utilizzarlo in condizioni di scarsa luminosità.

Ci sono anche i filmati in HDR, che in effetti rendono più tenui le ombre ed esaltano maggiormente i dettagli di un controluce, ma in questo caso non potrete andare oltre in 4K a 30 fps, probabilmente per difficoltà di elaborazione in tempo reale con troppi frame di mezzo. In ogni caso, tra 4K@60fps SDR e 4K@30fps HDR, tendenzialmente abbiamo preferito il primo risultato, anche perché comunque non si tratta di un HDR “miracoloso”, per dirla in modo davvero schietto, ed in molti casi la differenza in termini di intervallo dinamico non vale la riduzione di fluidità.

I video in generale soffrono comunque il calare della luce, condizione nella quale sconsigliamo di usare i 60 fps, anche perché il sensore di suo non è troppo luminoso. Il bilanciamento automatico del bianco è invece un pochino ballerino: tende al caldo nelle immagini paesaggistiche, che possono poi diventare più fredde nel momento in cui il campo visivo dovesse chiudersi, soprattutto se attorno a colori già freddi di suo.

E poi ci sono gli Hyperlapse, che possono arrivare fino in 8K, altra peculiarità di Mavic Air 2. Spettacolari e ricchi di opzioni, potete realizzarli facendo ruotare automaticamente il drone attorno ad un punto o lungo un percorso pre-determinato (o anche solo tenendolo fermo). Con il giusto soggetto tirerete fuori qualcosa di davvero bellissimo e scenico, ma occhio all’autonomia residua! Per un hyperlapse finale di soli 10 secondi, con pose intervallate ogni 5 secondi (il minimo), ci vogliono circa 20 minuti, quindi buona parte della carica del drone. Trovate comunque alcuni esempi di questo ed altro nel sample video seguente, oltre che nella recensione completa a inizio articolo.

Proprio per tirare fuori più luce, come accennato, Mavic Air 2 utilizza il pixel binning. Rinuncerete ai dettagli dei 48 megapixel, che si vedono eccome se andrete a fare un crop al 100% (vedi galleria qui sotto), ma avrete appunto foto più luminose e meno rumorose, ed essendo per lo più paesaggistiche ha senso cercare la qualità complessiva piuttosto che quella del dettaglio. È bene però sapere che, in caso di necessità, potete passare facilmente alla modalità a 48MP.

C’è però un’ulteriore modalità, chiamata Smart, anch’essa un po’ mutuata dagli smartphone. Se questo fosse un telefono, a questo punto sentireste parlare di “intelligenza artificiale“; DJI per fortuna è estranea a questo tipo di marketing, e parla di semplice riconoscimento delle scene e di HDR automatico. Il risultato in effetti è proprio quello: e lo apprezzerete facilmente guardando i tre scatti qui sotto. Nota da tenere a mente: le foto Smart sono solo a 12 megapixel e richiedono un minimo tempo di elaborazione; come del resto avviene anche sugli smartphone quando utilizzate tecniche simili.

Al di là di quella che sia la modalità scelta, Mavic Air 2 produce generalmente belle foto: c’è un buon intervallo dinamico, non elevatissimo ma nemmeno falsato, colori intensi ma non troppo saturi (salvo qualche eccezione in modalità Smart, che è quella più “artefatta e impredicibile”) ed anche diversi dettagli, sopratutto, ovviamente, a 48MP. Con tutte queste modalità (ce ne sono anche altre, come l’auto-bracketing ed il burst) si potrebbe pensare che venga meno la semplicità che decantavo all’inizio, ma in realtà è solo questione di qualche tap per passare da una all’altra; nulla di complicato, anche perché non ci sono impostazioni manuali di mezzo.

Non manca infine la modalità panorama, che realizza 4 tipo di pose: 360°, 180°, verticale e grandangolo. Li trovate nelle prime 4 foto in galleria qui sotto, seguiti da altri risultati misti delle varie modalità. Se quel che conta è il risultato, quello che vediamo in fondo ci piace ed è ampiamente spendibile per social e non solo. Con maggiore attenzione alle varie impostazioni si può tirare senz’altro fuori qualcosa di più, ma se consideriamo quanto Mavic Air 2 punti sulla semplicità, dobbiamo dire che i suoi tanti automatismi sono soddisfacenti.

 

Un’ultima nota per riprendere quanto avevamo già detto annunciando Mavic Air 2. Mavic Air 2 è anche il primo drone consumer di DJI con tecnologia AirSense, che avvisa nel caso di presenza di altri aeromobili compatibili in zona. Peccato che, a causa di problemi alla catena produttiva causati dal COVID-19, i primi modelli di Mavic Air 2 in commercio siano privi dell’hardware necessario, che invece sarà disponibile nei modelli in vendita indicativamente durante l’estate. Ovvero, i Mavic Air 2 che comprerete adesso non potranno mai avere una funzione tra qualche mese sarà invece disponibile sui nuovi modelli. E purtroppo non c’è niente da fare.

9.0

Autonomia

DJI dichiara 34 minuti di autonomia, noi siamo arrivati a trentadue, con volo unico, senza atterraggi intermedi. Abbiamo però sempre catturato diversi video e foto, per dovere di recensione, e chissà che minimizzando l’uso della videocamera non sia possibile guadagnare quei fatidici due minuti.

Il punto è che Mavic Air 2 offre un’autonomia convincente, che in molte situazioni realistiche arriverà intorno alla mezz’ora. Vento forte, uso prolungato della modalità sport, vari decolli/atterraggi, sono tutti fattori che possono far calare il tempo di volo complessivo, che rimane comunque di buon livello, soprattutto per un drone di questa stazza e peso (Mavic 2 pesa comunque oltre 300 grammi in più). È una partita del resto che si gioca sul filo dei minuti, e DJI è riuscita a spremerli a dovere.

7.5

Prezzo

Prezzo invariato rispetto al precedente Mavic, andando di fatto ad “uccidere” quest’ultimo, che mai vi consiglieremmo in luogo del Mavic 2 (nemmeno se doveste risparmiarci qualcosa sopra). Nello specifico, 849€ per la versione base, 1.049€ per la Fly More Combo, con in più tutti gli accessori che abbiamo già descritto qui sopra. Tra le due, quest’ultima è forse un po’ più cara di quanto avremmo sperato, ma comunque esattamente in linea col passato.

Foto



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