Trump e i chipmaker, Intel inclusa, vogliono fonderie americane

Trump e i chipmaker, Intel inclusa, vogliono fonderie americane

Il piano della Casa Bianca di produrre microprocessori in America sta iniziando a prendere corpo: stando a un’inchiesta del Wall Street Journal, sarebbero state intavolate discussioni con alcuni dei più importanti chipmaker al mondo, tra cui Intel. Intel stessa ha confermato la notizia: il vicepresidente Greg Slater ha detto al giornale americano che sta prendendo l’idea molto sul serio. Qualche settimana fa vi avevamo raccontato di come TSMC, una delle più importanti fonderie al mondo che ha come clienti Apple, Huawei e tantissimi altri, stia valutando di aprire un impianto negli USA per il processo produttivo a 2 nm.


Purtroppo non ci sono molti dettagli in più, ma è probabile che tutto ruoti intorno al business, potenzialmente molto remunerativo, dei contratti militari. Lo stesso amministratore di Intel, Bob Swan, ha scritto una lettera al Dipartimento della Difesa a fine aprile dicendo che è “nei migliori interessi degli Stati Uniti e di Intel” aprire una fonderia americana.


Trump e la sua amministrazione hanno sempre dichiarato di voler potenziare la produttività americana in campo tecnologico, per creare più posti di lavoro e ridurre la dipendenza da altri Paesi – soprattutto la Cina, il primo polo al mondo con cui è in corso una guerra commerciale già da qualche anno, e che è ritenuta un rischio per la sicurezza nazionale. Per dirla in altre parole: se potesse scegliere, il Pentagono preferirebbe montare processori fatti in America sui suoi computer e server.


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