Recensione HP Spectre X360 (2020), uno dei primi portatili Intel Project Athena

Recensione HP Spectre X360 (2020), uno dei primi portatili Intel Project Athena

n un momento di emergenza sanitaria globale, i notebook continuano ad essere uno strumento essenziale per le persone. Difatti, i produttori non si sono fermati e stanno cominciando a portare sul mercato i prodotti che abbiamo visto presentati di recente durante fiere ed eventi vari. Tra questi troviamo HP che, proprio lo scorso gennaio, in occasione del CES di Las Vegas, ha mostrato per la prima volta il nuovo Spectre X360, aggiornato con piattaforma Intel di decima generazione e con alcuni accorgimenti estetici come cornici più sottili a contornare il display.

La versione 2019 di questo notebook era già considerata un ottimo prodotto, un riferimento all’interno della categoria dei 2in1, ma HP si è spinta oltre, lavorando in stretta collaborazione con Intel, per far sì che il modello 2020 rispondesse ai canoni necessari per potersi fregiare del badge “Progettato per prestazioni in mobilità”.

Si tratta dell’identificativo utilizzato da Intel per segnalare quelli che potremmo definire come un’evoluzione degli Ultrabook pensata per ridefinire i canoni delle soluzioni premium. Notebook ottimizzati in stretta collaborazione tra l’azienda di Santa Clara, i produttori di PC e dei vari componenti per soddisfare standard qualitativi che possano garantire un’esperienza d’uso ottimale in mobilità. Un programma di innovazione noto anche con il nome in codice Project Athena, lanciato lo scorso anno e di cui questo Spectre è solo uno dei primi esemplari in commercio negli store italiani. Entro la fine dell’anno è previsto infatti il lancio di circa 50 altri prodotti rientranti nella stessa categoria. Ma in che modo questo HP Spectre X360 rientra nella categoria e soprattutto come si comporta? Ve lo racconto subito.


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