Final Fantasy VII remake: grafica da urlo ma…

Final Fantasy VII remake: grafica da urlo ma…

Quando si parla di Final Fantasy, si deve farlo con un certo rispetto e un minimo di deferenza: parliamo infatti di una serie nata nel lontano 1987, e che da allora ha attraversato innumerevoli generazioni di console arrivando a vendere all’incirca 150 milioni di copie. Al suo timone si sono avvicendati Hironobu Sakaguchi, Yoshinori Kitase e Hajime Tabata, nomi storici per il gaming del Sol Levante, che con le loro intuizioni hanno provveduto a plasmare non solo l’immaginario dei videogiocatori orientali ma, in parte, anche di quelli occidentali.

FF7 – Ogni appassionato della serie ha impresso nella memoria il suo capitolo preferito, ma quello più famoso di tutti è Final Fantasy VII, uscito nel 1997 e diretto da Kitase. A dirlo non siamo noi ma la stessa Square Enix, società da sempre produttrice della serie (anche se prima si chiamava solo Square), che a distanza di 23 anni ha deciso di rilanciare proprio questo capitolo, e non altri. Come? Con un Remake il cui obiettivo è ammodernare quando visto 23 anni fa, sfruttando al meglio l’hardware della PS4 (infinitamente più potente rispetto alla prima PlayStation, su cui uscì il gioco originariamente) e compiacendo i gusti dei giocatori contemporanei.

LA TRAMA – In Final Fantasy VII Remake ci troveremo a vivere le gesta di un gruppo di eco terroristi che esordiranno facendo saltare in aria il reattore di una centrale della Shinra, mega corporazione che basa la propria tecnologia sull’estrazione e lo sfruttamento della linfa vitale del pianeta immaginario in cui s’ambienta la serie. Il nome del gruppo eversivo è Avalanche, e tra essi milita l’ex mercenario Cloud Strife, che poi è colui che andremo a interpretare. Inizialmente si presenta come un ragazzo tanto efficace sul campo di battaglia quanto disastroso nelle relazioni umane, poi ovviamente imparerà quei valori di amicizia e fratellanza di cui la serie si fa da sempre portatrice. Sullo sfondo troviamo la splendida città di Midgar, costruita su due livelli che vedono i più abbienti godere della luce del sole, e i più poveri vivere sotto un cielo d’acciaio. Non mancheranno poi altre fazioni, tonnellate di mostri da combattere e un’ampia pletora di personaggi che andranno ad arricchire il cast nel corso delle ore. E da notarsi infine che quanto verrà raccontato in Final Fantasy VII Remake seguirà uno sviluppo marcatamente lineare: l’impostazione open world di Final Fantasy XV qui è stata abbandonata in favore di un ritorno alle origini.

A PUNTATE – Il Final Fantasy VII originario era un gioco piuttosto lungo per gli standard originari, richiedendo attorno alle 60 ore per essere completato. Siccome oggi non stupisce affrontare giochi di ruolo dalla durata di 100 e più ore, era lecito aspettarsi per Final Fantasy VII Remake una semplice trasposizione dell’originale. Così però non è, e quello che stiamo trattando oggi non è che il primo capitolo di una serie. Che però Square Enix, bontà sua, non ha detto di quanti episodi si comporrà, né per quanto tempo si protrarrà. Il risultato è che in questo Remake si trattano solamente le prime 15 ore (all’incirca) del gioco originale, qui espanse a più o meno una trentina. Ciò ha comportato l’aggiunta di contenuti creati ex novo, che uniti al sorprendente finale portano a domandarsi se questo sia davvero un remake. O se non era forse meglio chiamare il gioco Final Fantasy VI Reboot…

IN GUARDIA! – Uno degli elementi maggiormente rivisti è stato il sistema di combattimento, che qui si posiziona idealmente a metà strada tra quello del tredicesimo e del quindicesimo capitolo. L’operazione sulla carta è sensata ma il risultato non è dei migliori. Mentre infatti i personaggi che colpiscono dalla distanza si dimostrano perfettamente godibili, l’assenza di qualsiasi segnale audio o video che anticipi l’attacco del nemico rende frustrante la meccanica delle parate. Su di esse però sono imperniati i combattimenti di coloro che agiscono a corto raggio, tra cui lo stesso protagonista. Complice anche una gestione ballerina della telecamera, con nemici che finiscono anche fuori dall’inquadratura, il risultato sono duelli poco tecnici in cui si finisce con lo smanacciare col gamepad in attesa di poter lanciare attacchi o magie. Le alterazioni di status come il sonno o il congelamento, costringono poi il giocatore ad interminabili attese mentre il proprio alter ego, del tutto paralizzato, viene selvaggiamente picchiato dai nemici. Nessuno chiedeva la precisione di un Dark Souls, ma era comunque lecito aspettarsi di più.

TECNICA SOPRAFFINA – Visti i tempi in cui viviamo, si fa ogni giorno più tangibile la possibilità che la prossima generazione di console slitti al 2021. Ma dopo aver visto Final Fantasy VII Remake all’opera, francamente c’importa poco. Il comparto tecnico realizzato da Square Enix è di quelli che in altre circostanze ci avrebbero spinto a invitare amici e parenti a casa nostra per mostrar loro i prodigi della tecnologia. La grafica è stupefacente, fluida e veloce a caricarsi: visto in 4K su uno schermo OLED e con l’HDR attivato, il gioco ci ha visti più volte passare interminabili istanti a ruotare la telecamera per apprezzare scenari stupendamente realizzati e ricchi di dettagli. Se questo è ciò che può ancora dare l’attuale generazione di console, la next-gen può attendere.

IN CONCLUSIONE – Soprattutto di questi tempi, abbiamo bisogno di qualcosa che ci porti in mondi immaginari e suggestivi che ci facciano varcare, almeno mentalmente, le mure delle nostre case. Square Enix in questo riesce perfettamente ma il suo gioco mostra il fianco a delle critiche.  In alcuni momenti è puro fan service, coccolando gli appassionati ma precludendosi forse l’accesso a nuove fasce di mercato; in altri momenti prende invece contropelo i fan della prima ora, concedendosi libertà di sceneggiatura che chissà quando (e se) troveranno una quadratura. La presentazione ufficiale di questo gioco risale infatti all’E3 del 2015 e speriamo vivamente di non dover attendere altri 5 anni per vedere il prossimo capitolo. Del sistema di combattimento abbiamo già detto e la localizzazione infine è così grossolana da risultare a tratti irritante: che siano vere o meno le giustificazioni che si sentono in rete (i sottotitoli sono stati tradotti dal giapponese e sarebbero gli inglesi a essersi presi troppe libertà col parlato), il risultato sono dei testi che c’entrano ben poco coi dialoghi. Fortunatamente i pregi di Final Fantasy VII Remake sono comunque superiori ai difetti, confermando il gioco non solo come uno dei più importanti nel catalogo PlayStation 4 ma come il più bello in circolazione di questi tempi. Abbagliati dalla grafica stupefacente, il rischio è però di non accorgersi che la forma stavolta supera la sostanza.

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