Coronavirus: ecco le conseguenze per gli eSports secondo Nicolas Maurer

Coronavirus: ecco le conseguenze per gli eSports secondo Nicolas Maurer

Quella del Coronavirus, per l’OMS, è ormai una pandemia. In Italia stiamo vivendo in prima persona una serie di stringenti misure di sicurezza, pensate per rispondere al contagio e che hanno da tempo superato la semplice chiusura degli istituti di istruzione, fino a varcare il confine europeo e portare, ad esempio, al rinvio dei maggiori eventi sportivi internazionali.

DA REMOTO – Ma se la Champions League e la NBA sono state inevitabilmente rinviate a data da destinarsi, gli eSports possono contare su una caratteristica più unica che rara: la possibilità di disputare le massime competizioni in rete e di continuare a trasmetterle attraverso i canali digitali. Potrebbe sembrare un’affermazione cinica, ma la verità è che la chiusura delle attività sportive e il periodo di riposo forzato alzano il sipario su un periodo di grandi opportunità per l’intero settore degli eSports. Per analizzare la situazione, abbiamo parlato dei diversi effetti del virus con Nicolas Maurer, fondatore e CEO del Team Vitality nonché uno fra i più grandi promotori di questo settore in Europa.

INTEGRITÀ COMPETITIVA – “Un’organizzazione di eSports non è diversa da qualsiasi altra impresa: tutti i giocatori e i dipendenti del nostro hub operano in smartworking”. Già, perché l’Hive costruito dal Team Vitality è una sede aziendale a tutti gli effetti, ed è possibile svolgere gran parte delle mansioni anche da casa. Ma che ne sarà del cuore pulsante del settore, ovvero le competizioni? “Secondo noi questo è solamente l’inizio. I campionati principali, penso a Counter-Strike e League of Legends, hanno sospeso i massimi eventi in attesa che ciascun publisher scelga come muoversi. Ovviamente noi di Team Vitality siamo pronti ad adeguarci a qualsiasi decisione”. Gli eSports hanno il grande privilegio di poter mantenere in salute le scene competitive adottando il modello online, un sistema che d’altra parte è stato spesso criticato a causa dell’imprecisione delle strutture di rete, destinate a penalizzare i giocatori. “Nonostante ciò, rimane la soluzione più naturale e immediata: il resto delle League of Legends Championship Series sarà giocato in rete, con i giocatori connessi da casa o direttamente dalla sede del team. Certo, sappiamo tutti che gli eventi dal vivo sono i migliori, sia per lo spettacolo generato dalla folla, sia per la qualità del gioco, ma è ormai evidente che non possano più continuare È vero, si tratta di soluzioni imperfette ma è ancora più vero che siamo gli unici a poterle adottare”.

CONTRACCOLPO – “Il fil rouge che lega tutti i campionati di eSports è che l’integrità competitiva sarà senz’altro mantenuta”, ha poi dichiarato Maurer. Ma nonostante la possibilità di convertire diverse competizioni in appuntamenti online, il grande nodo da sciogliere resta quello dei “supermajor”, i maxi-tornei più blasonati che ospitano squadre provenienti da tutto il mondo. “Finché si tratta di competizioni continentali non ci sarà alcun problema, le competizioni online saranno più che sufficiente a colmare il vuoto, ma a pagare le conseguenze è possibile che siano i tornei più grandi. Giocando in rete la latenza rovinerebbe i match che coinvolgono, ad esempio, una squadra europea e una nordamericana. Al riguardo c’è ancora molta incertezza”. Di conseguenza, è naturale pensare a un inevitabile contraccolpo economico, specialmente alla luce dell’annullamento degli eventi più attesi. “Il contraccolpo toccherà tantissimi business che operano a ogni livello degli eSports. Gli organizzatori di tornei, ad esempio, non potranno generare alcun tipo di utile durante tutto il periodo di stop, così come noi non potremo vendere merchandise agli eventi. Ma personalmente sono convinto che tutti sopravvivranno, perché alla fine ogni operatore si trova sulla stessa barca, e soprattutto le sponsorizzazioni non hanno alcun motivo di essere a rischio”.

CRESCITA – Le competizioni virtuali non si fermeranno. Anzi, “si potrebbe discutere del fatto che le trasmissioni live conosceranno un’impennata in seguito alle misure più recenti. La gente sarà a casa e i tassi d’ascolto potrebbero crescere molto.” A ben vedere, l’analisi di Maurer sta già trovando riscontri: i content creator stanno vivendo un periodo florido grazie alla massiccia presenza di pubblico online. “Si tratta di una gigantesca opportunità, senza malizia, per tutti i creatori di contenuti, gli streamer e per l’intero settore degli eSports. Il nostro è un mondo privilegiato”. Vedremo, dunque, le risorse degli eSports spostarsi verso l’intrattenimento? “Per i team lo scopo resta quello di preservare la struttura e i giocatori, ma l’obiettivo di qualsiasi personalità dell’eSport dovrebbe sempre essere quello di diversificare l’offerta ed espandere l’industria”. Insomma, secondo Maurer stiamo vivendo il momento perfetto per presentare al mondo non solo gli eSports, ma anche l’intero ecosistema del digital entertainment. “Ciascun protagonista del mercato dovrà impegnarsi più che mai a realizzare contenuti di qualità eccellente, perché i riflettori saranno tutti puntati su quell’unico palcoscenico”.

PERICOLO FRANCHISE – L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalle grandi leghe in franchise, come ad esempio Overwatch League, eventi che trovano la propria ragion d’essere negli introiti generati autonomamente dalle società coinvolte, ora costrette allo stop. È un modello che lo stesso Maurer ha sempre elogiato, e che tuttavia si sta trovando a pagare lo scotto della vicinanza con i sistemi dello sport tradizionale. “Per quanto riguarda le leghe in franchise, non credo abbiano molto da temere grazie alla presenza di colossi del calibro di Riot o Activision-Blizzard. Al tempo stesso, è evidente che i singoli team che avrebbero dovuto contare sui ricavi degli eventi giocati in casa saranno colpiti più duramente di tutti gli altri. Penso ai Paris Eternal in forza nella Overwatch League, che non potranno organizzare manifestazioni sul territorio e dovranno rinunciare al principale strumento di monetizzazione della lega”. Eppure, a dispetto delle cancellazioni eccellenti, negli Stati Uniti ci sono tornei che continuano ad essere disputati, come ad esempio il recentissimo CEO Dreamland dedicato a Super Smash Bros Ultimate. “Non conosco la situazione in esame ma il messaggio che deve passare è che bisogna tenersi pronti a rinunciare a fette del proprio business per garantire il livello di sicurezza necessario. In Europa lo sappiamo bene”.

FUTURO – Ma cosa ci riserva il futuro? Il mondo dei videogame, competitivi o meno, continua a muoversi: la prossima estate dovrebbe debuttare Valorant, eSport molto atteso di Riot Games: sentirà le conseguenze dell’epidemia? “Per quanto possa sembrare di cattivo gusto parlare di opportunità di business, è evidente che il contesto sociale si adatta perfettamente all’industria dell’intrattenimento. I giocatori sono costretti a casa e consumano avidamente tonnellate di prodotti e contenuti. Rilasciarne di nuovi significa semplicemente rispondere a una domanda crescente”. Visti i pro e i contro e fatte queste osservazioni, c’è qualche attore del mercato che corre concreti rischi finanziari? “La risposta si nasconde dietro l’effettiva durata dell’epidemia. Se si trattasse di un periodo di tre mesi di stop non ci sarebbero problemi, dopodiché il colpo potrebbe diventare significativo per alcuni. Per altri, invece, è probabile che si traduca in un momento di crescita”. Insomma, secondo Nicolas Maurer gli occhi del mondo intero sono puntati sull’universo degli eSports, un’industria determinata a non fermarsi, nonché uno fra i pochi mercati che avrà l’opportunità di trasformare la crisi in una preziosissima risorsa.

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