Riuscirà la Overwatch League a sopravvivere al 2020?

Riuscirà la Overwatch League a sopravvivere al 2020?

Osservando le Grand Finals della seconda stagione della Overwatch League, un evento che ha fatto registrare il tutto esaurito al Wells Fargo Center di Philadelphia e coinvolto oltre 300.000 spettatori su Twitch.tv, si potrebbe pensare ad un clamoroso successo internazionale. Ma la verità si nasconde in uno strato più profondo dell’analisi, una dimensione che ha iniziato ad emergere in seguito al coinvolgimento della nota società Nielsen nella diffusione degli analytics relativi agli eSports.

SPETTATORI – Con i suoi 1.2 milioni di appassionati incollati allo schermo durante l’evento più atteso dell’anno, il franchise di Overwatch è stato spazzato via dagli altri attori del mercato, fra DotA 2, Counter-Strike: Global Offensive, Fortnite e ovviamente League of Legends, che ha toccato un picco di oltre 21 milioni di spettatori durante il World Championship. Ma il problema va oltre la microscopica dimensione occupata dalla lega in franchise di Blizzard: fra talent in fuga, un modello di trasferte apparentemente insostenibile e un titolo che sembra in fase calante, è sempre più difficile immaginare un futuro roseo per gli eroi di Overwatch.

UNA CRISI ANNUNCIATA? – Gran parte del problema risiede proprio nella struttura e nella gestione del videogame Overwatch. Sono talmente tante le incertezze a segnare il titolo di Blizzard che è piuttosto difficile racchiuderle in un singolo testo scritto: anzitutto, a differenza dei prodotti rivali, la frequenza di aggiornamento dell’eSport di Blizzard è a dir poco allarmante. Dal momento dell’esordio della Overwatch League due anni fa, il roster di personaggi ha conosciuto solamente cinque nuove aggiunte, oltre a quattro mappe di gioco, mettendo a disposizione dei team professionistici un cast composto da 31 eroi, un numero esiguo e mal distribuito se paragonato a quelli dei MOBA.

SEQUEL – Come se non bastasse, l’annuncio di Overwatch 2, upgrade della versione base, ha fatto slittare ulteriormente l’iniezione di nuovi contenuti, penalizzando il già lentissimo processo di bilanciamento. Un procedimento di rifinitura dei personaggi che Blizzard non riesce assolutamente a tenere sotto controllo: a differenza dei competitor, eSports in cui l’estro dei giocatori diventa il fulcro delle emozioni scaturite in fase competitiva, Overwatch è costantemente soggiogato dal peso delle composizioni di squadra più efficaci, il cosiddetto meta-game, mettendo in scena partite troppo simili fra loro e sminuendo tanto la varietà quanto il peso dell’abilità dei singoli giocatori, spesso per periodi interminabili. Le pesanti limitazioni in termini di creatività, opzioni e grandi giocate rendono l’hero shooter immune alla magia di DotA 2 e League of Legends, prodotti che riescono a confezionare highlights paragonabili a quelli della NBA e del grande calcio internazionale.

MENO TALENT – La situazione stagnante dell’ecosistema competitivo ha portato numerosi volti noti dell’ecosistema talent ad abbandonare la nave di Overwatch, assieme all’ex commissioner Nate Nanzer. I talent non sono altro che i caster, gli analisti e tutte le figure professionali che ruotano attorno al panorama competitivo. Christopher “MonteCristo” Mykles e Erik “DoA” Lonnquist, già grandi volti di LoL, non torneranno per l’edizione 2020. Allo stesso modo, la popolarità di Overwatch è stata segnata da un costante declino nel corso dell’anno appena concluso. Basti pensare che Felix “XQC” Lengyel, streamer più popolare di Twitch.tv ed ex professionista, ha raggiunto un tale livello di diffusione trasmettendo in diretta qualsiasi cosa fuorché lo sparatutto di Blizzard.

CENTRALIZZATO – Allo stesso modo, la centralizzazione delle attività competitive fra i confini della lega ha fortemente penalizzato l’impatto di Overwatch come eSport internazionale: quando si trattava di un prodotto “libero”, ovvero quando tournament organizer di tutto il mondo potevano mettere in piedi competizioni non ufficiali, i numeri erano più incoraggianti. Ora, invece, sono di più le organizzazioni che si allontanano dall’eSport di Blizzard rispetto a quelle che tentano di penetrarne la scena: il team Gigantti, una fra le squadre europee più celebri, ha ad esempio sospeso definitivamente i suoi impegni con l’hero shooter.

UN MODELLO INSOSTENIBILE? – Se i Los Angeles Lakers, durante questa stagione della NBA, dovranno viaggiare per circa 40.000 chilometri per giocare partite in trasferta, i Boston Uprising in forze nella Overwatch League, dovranno affrontare voli per un totale di quasi 80.000 chilometri, attraversando i cinque continenti e sottoponendosi a un livello di stress che non ha paragoni nello sport tradizionale. Le conseguenze della globalizzazione si faranno sentire a partire dalla prossima stagione, la prima a mettere in piedi il sistema casa-trasferta e a tentare un approccio concreto al nuovo modello di monetizzazione. D’altra parte, si tratta di un archetipo inedito e profondamente diverso da quelli adottati dai giganti dell’industria, distante dallo “zero to hero” di CS:GO, dalle LCS di League of Legends e dai major-supermajor che hanno trasformato DotA 2 nell’esport più ricco del pianeta.

SGUARDO A ORIENTE – Inoltre, bisogna considerare la crisi che l’esport di Overwatch sta attraversando al di fuori della scena statunitense: nel nostro continente la popolarità del titolo è ai minimi storici, mentre il mercato coreano è ormai piuttosto contenuto. A questo punto, l’unica speranza risiederebbe nel gargantuesco scatolone cinese, ma anche dalle parti di Beijing i numeri sono tutt’altro che incoraggianti: a fronte delle tre organizzazioni in franchise presenti sul territorio, i partecipanti alle LPL di League of Legends sono considerati alla stregua di celebrità nazionali, mentre i professionisti delle squadre di Overwatch sono meno noti.

FUTURO INCERTO – Insomma, la terza stagione della Overwatch League sarà il più importante e spietato esame a cui l’eSport di Blizzard si sia mai sottoposto. Dopo quattro anni sul mercato, gran parte delle principali criticità restano tutt’ora irrisolte, mentre il processo di crescita ha vissuto una pesantissima battuta d’arresto a seguito dell’annuncio del quasi-sequel. Tenendo a mente che il colosso Activision-Blizzard si sta apprestando a lanciare la sua seconda lega in franchise, ovvero quella dedicata al blockbuster Call of Duty, le sfide che aspettano la Overwatch League saranno ancor più determinanti nella definizione del futuro esport della compagnia.

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