Calcio e Esports: Rashford con i Fnatic per beneficenza

Calcio e Esports: Rashford con i Fnatic per beneficenza

  • Collaborazione tra Fnatic e Unicef: insieme per la promozione della positività nel gaming
  • Tra i protagonisti il calciatore dello United Rashford e il pro player di FIFA Tekkz
  • Il 23 gennaio ci sarà il primo streaming di beneficenza

I Fnatic sono una delle organizzazioni esports più anziane nel panorama mondiale tuttora operative ai massimi livelli. Vincenti su numerosi titoli esports, con League of Legends e Counter-Strike indubbiamente punte di diamante del loro impero competitivo. Da oggi per loro arriva un’altra “battaglia”: quella per la promozione e la diffusione della positività e dell’atteggiamento corretto e rispettoso nel mondo del gaming. Una sfida che hanno deciso di raccogliere su invito dell’Unicef, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’infanzia, coinvolgendo la loro stella di FIFA, il giovanissimo e talentuoso Donovan “Tekkz” Hunt.

La collaborazione è mirata a una raccolta fondi organizzata dai Fnatic tramite gli streaming dei proprio giocatori: l’intera somma sarà versata all’Unicef per contribuire alla realizzazione dei suoi programmi in tutto il mondo mirati a creare, in questo caso specifico, un ambiente più sicuro, più sereno e migliore di quanto sia oggi per ogni bambino e bambina. Tra i protagonista della campagna ci sarà anche Marcus Rashford, giocatore del Manchester United, che il 23 gennaio in particolare sarà impegnato in una diretta streaming con il già citato Tekkz. Il perché della scelta di Rashford è da ricercare, per sua stessa ammissione, nelle sue esperienze in giovane età:

Io per primo ho subito gli effetti di comportamenti tossici nei miei confronti: so come ci si sente. Collaborare con l’Unicef e i Fnatic per promuovere attegiamenti positivi nel mondo del gaming è stata per me una scelta ovvia. È davvero importante dare il nostro contributo soprattutto in casi come questo in cui i beneficiari, i bambini, hanno difficoltà a farsi ascoltare.

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Anche se gli esports non sono ancora considerati sport, hanno molte analogie in comune. Tra tutte la propensione a farsi carico di importanti responsabilità verso le buone e giuste cause. Non è infatti la prima iniziativa che lega il mondo degli esports alla beneficenza: il settore del gaming, competitivo o meno, ha infatti la possibilità di rivolgersi a un pubblico giovane, spesso da istruire, sicuramente da formare. Esattamente lo stesso target a cui mira la campagna Unicef.

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