Cellulari e tumori: la Corte di Appello di Torino conferma la correlazione

Cellulari e tumori: la Corte di Appello di Torino conferma la correlazione

“C’è un nesso tra uso del cellulare e alcuni tipi di tumore”: titola così un articolo de La Repubblica che cita la Corte d’Appello di Torino. Proprio quest’ultima ha infatti confermato una sentenza del 2017 che aveva stabilito appunto un nesso di casualità tra l’utilizzo di cellulari/smartphone e l’insorgenza di una particolare forma di tumore. Prima di addentrarci in ulteriori dettagli, riepiloghiamo la storia che ha portato a questa sentenza.

Nel 2017 il Tribunale di Ivrea aveva condannato l’INAIL a corrispondere un vitalizio da malattia professionale ad un dipendente di una grande azienda di 57 anni di età cui era stato diagnosticato un neurinoma, un tumore benigno del nervo acustico. Il tumore in questione sarebbe insorto dopo che il dipendente aveva usato il cellulare per più di tre ore al giorno per un periodo complessivo di 15 anni.

Lo stesso dipendente aveva raccontato di essersi accorto di avere problemi all’udito. I sintomi erano stati trattati con varie terapie dimostratesi inutili, fino a che non gli fu diagnosticato il neurinoma “incriminato”. Il dipendente si era poi sottoposto ad un intervento di rimozione del neurinoma, intervento che causò la perdita definitiva dell’udito da un orecchio. Dopo l’intervento, il dipendente mosse causa all’INAIL, accusata di non avergli riconosciuto l’insorgere del neurinoma e le conseguenze derivanti dall’intervento come malattia professionale. Con il processo in primo grado, che all’epoca coinvolse anche 15 testimoni, il Tribunale del lavoro di Ivrea aveva riconosciuto al dipendente un’invalidità del 23%, con conseguente erogazione di una pensione INAIL aggiuntiva di circa 6.000€ l’anno.

L’INAIL aveva fatto ricorso, e proprio in questi giorni c’è stata la conferma in Appello da parte de la Corte di Appello di Torino, conferma che non ha precedenti in tutto il mondo. Non solo quindi non ci sono state cause giudiziarie relative appunto alla correlazione tumore/uso del cellulare che abbiano portato a sentenze del genere, ma non ci sono nemmeno prove scientifiche che dimostrino con assoluta certezza l’insorgere di tumori derivante dall’utilizzo di telefoni mobili.

Persino l’Italia si era espressa in merito giusto pochi mesi fa. L’ultimo rapporto ISTISAN diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità e realizzato da esperti di diverse agenzie italiane afferma che l’uso del telefono cellulare per lunghi periodi (10+ anni) non aumenta il rischio di contrarre neoplasie maligne (glioma) o benigne (meningiomi, neuromi acustici, tumori dell’ipofisi o delle ghiandole salivari). Vengono per l’appunto citati anche i neurinomi acustici, gli stessi della causa appena esposta. La decisione della Corte d’Appello di Torino, che afferma che “esiste una legge scientifica di copertura che supporta l’affermazione del nesso causale secondo i criteri probabilistici «più probabile che non»”, contrasta proprio quanto affermato dal rapporto ISTISAN. Qui ulteriori dettagli a riguardo del rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità.

L’argomento poi non riguarda solo l’Italia e l’Istituto Superiore di Sanità. La diffusione degli smartphone, e già in passato dei cellulari, è capillare, ed infatti è la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che tiene attivamente sotto controllo gli effetti dell’utilizzo di tali dispositivi sulla popolazione mondiale. Ci sono stati e ci sono studi attuali che hanno dimostrato e che stanno dimostrando quanto riportato anche dall’istituto della sanità italiano. Con l’imminente diffusione del 5G l’argomento è tornato alla ribalta, ma finché non ci sono prove scientifiche supportate da prove concrete a riguardo di tale correlazione non è il caso di creare inutili allarmismi. In ogni caso se passate svariate ore al giorno telefonando con il vostro smartphone, utilizzare un’auricolare, cablato o non, è comunque una pratica consigliabile.



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