Nicolas Maurer a ruota libera sul futuro degli eSports in Europa

Nicolas Maurer a ruota libera sul futuro degli eSports in Europa

La nota rivista Forbes qualche settimana fa ha pubblicato la classica lista annuale dedicata ai team di eSports più redditizi al mondo. E Nicolas Maurer, CEO dell’organizzazione francese Team Vitality, ha scelto di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. La classifica è stata infatti redatta sulla base di una serie di interviste condotte con gli organi esecutivi e i maggiori investitori delle società.

MILIONARI – Il Team Vitality ha recentemente sfruttato un’ondata di investimenti di circa 35 milioni di dollari per costruire il suo “Hive”, un quartier generale pensato per trasformarsi in un hub capace di accogliere al meglio i giocatori e i fan. Il CEO, tuttavia, ha scelto di non svelare i costi dell’operazione, puntando il dito verso la segretezza che ancora oggi avvolge l’industria degli eSports. “Mi piacerebbe parlare apertamente di soldi e salari, ma non posso essere il solo a farlo”, ha affermato durante un’intervista rilasciata a The Esports Observer. “La trasparenza, d’altra parte, aiuterebbe a far luce su un sacco di dubbi che ancora oggi circondano il nostro settore, specialmente riguardo alle cifre”.

NUMERI – “C’è sempre stata molta confusione nell’analisi delle revenue. Si parla di numeri ‘artificiali’ ma la verità è che tutte le proiezioni sono di per sé artificiali”. Secondo Maurer “il valore di un nuovo business tecnologico non si può ridurre ai ricavi che genera: bisogna tenere in considerazione che alla base di tutti gli investimenti c’è una scommessa sul futuro”. Il Team Vitality, dal canto suo, non è presente nella classifica di Forbes ma è evidente che stia puntando a ritagliarsi un posto in pianta stabile fra le organizzazioni più solide del pianeta, avendo recentemente acquistato uno slot nella divisione europea delle League of Legends Championship Series. “È proprio questo il punto su cui mi preme insistere”, ha continuato Maurer. “Anche se i risultati dell’anno uno sono più che incoraggianti, quello che interessa a noi e agli investitori sono le proiezioni riguardo, che so, l’anno cinque o l’anno dieci”.

FRANCHISE – La “LEC”, questo il nome della lega di Riot Games in Europa, si tiene nella città di Berlino su base settimanale, dal momento che giocatori e organizzazioni risiedono nella capitale. È un modello che si contrappone nettamente a quelli della Overwatch League e della prossima Call of Duty World League di Activision Blizzard, società che è invece intenzionata ad adottare il prima possibile una struttura fatta di partite in casa e in trasferta, sfruttando al massimo i brand legati alle singole città. Maurer non ha risparmiato una frecciatina ai nuovi modelli di franchise: “Negli sport tradizionali i ricavi del match day sono un elemento chiave: è evidente che per noi sarebbero fondamentali ma è altrettanto chiaro che si tratta di un punto di arrivo da coltivare nel tempo. Bisogna procedere con cautela, senza affrettare i tempi”.

PROBLEMI – Il team Vitality si è aggiudicato il primo premio dell’ultimo grande major dedicato a Rocket League. “In Europa è molto difficile integrare il modello in franchise, perché molti esponenti del settore pensano che potrebbe minare alla competitività dell’ecosistema”, ha dichiarato Maurer. In effetti, parlando proprio di Rocket League il CEO ha affermato che sarebbe decisamente meglio circoscrivere l’accesso alle competizioni ai soli team professionistici: solo così, infatti, si eviterebbero exploit da parte di squadre che sì, magari hanno i migliori giocatori in un dato momento, ma che non investono nella crescita del sottobosco, nella regolarizzazione dei salari e nella costruzione di una fanbase stabile. “Lo so, può sembrare un commento forte, ma negli Stati Uniti le leghe in franchise sono garanzia di spettacolo e, al contrario di quel che potrebbe sembrare ad occhi poco esperti, è un modello che va a beneficio di tutti, specialmente dei giocatori”.

FUTURO – A Maurer sta particolarmente a cuore la situazione dell’ecosistema competitivo maturato attorno a Counter Strike: Global Offensive di Valve Corporation, uno dei maggiori prodotti d’intrattenimento del pianeta e, al tempo stesso, uno dei pochi che sembra impossibile da costringere nei confini di un franchise. Storicamente l’apertura del panorama professionistico e la presenza di diversi organizzatori di tornei rappresentano veri e propri capisaldi per il noto first person shooter, ma Maurer è convinto che la situazione, prima o poi, debba assolutamente cambiare. “Riguardo il nostro team di Counter Strike, il mio obiettivo è investire il necessario per trasformarlo in uno fra i più competitivi dei prossimi cinque anni. Per farlo, tuttavia, devo riuscire a fornire ai giocatori le giuste risorse e le infrastrutture adatte per rendere al meglio. Se non riusciamo a dare queste garanzie ai ragazzi, l’investimento perderà di senso”. D’altra parte Counter Strike ha raggiunto il successo proprio grazie al suo modello “zero to hero”, dando a chiunque la possibilità di diventare una celebrità del settore. Insomma, niente di nuovo dal fronte europeo: è solo l’ennesimo scontro fra la storica filosofia di apertura che ha costruito le fondamenta degli eSports e le delicate esigenze dei nuovi modelli di business.

L’articolo Nicolas Maurer a ruota libera sul futuro degli eSports in Europa sembra essere il primo su eSports.



%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: