David Tonizza: così si guida una Ferrari (virtuale)

David Tonizza: così si guida una Ferrari (virtuale)

Non sono molti gli italiani sul tetto del mondo quando si parla di eSports. Ciò vale per le squadre potenzialmente in grado di affermarsi nei tornei più importanti, figuriamoci i singoli. Per la prima volta da parecchio tempo a questa parte, un’importante eccezione alla regola è rappresentata dalla Ferrari Driver Academy grazie alla splendida vittoria di David Tonizza nell’F1 Esport Series organizzata da Liberty Media.

MENTE FREDDA – In un contesto del genere, vedere l’affermazione di un italiano fa piacere tanto quanto scambiare due chiacchiere con David “Tonzilla” Tonizza, ora che l’esaltazione del momento è passata e si può riflettere a mente fredda su un successo meritato quanto inatteso. David, che sensazione hai provato quando Ferrari Driver Academy ti ha scelto come pilota del suo team? “È stato un momento particolare e pieno di emozioni, un momento in cui ho iniziato a pensare a tutto il duro lavoro svolto durante l’anno per migliorare sia come persona, sia come simdriver. Ripensandoci ancora oggi, non riesco a credere che tutta questa dedizione e forza di volontà mi abbiano portato a diventare parte di questa grande famiglia.”

MONITOR E ATTIVITÀ FISICA – Quale metodo di lavoro avete adottato per preparare la stagione? “Sono stati vari ma la base è sempre stata la stessa nel corso di tutti e quattro gli eventi. Di solito iniziamo con la prova a tempo per capire i limiti del circuito e della macchina, poi passiamo alla modifica dei vari setup in tutte le varie condizioni. Appena abbiamo gli assetti ci dedichiamo a fare test più specifici come prove di partenza o di bagarre; ovviamente se abbiamo esigenze particolari chiediamo al nostro coach di prepararci una schedulazione di allenamento apposita. Per tenerci in forma e distrarci un minimo facciamo anche allenamento fisico costante, così da non impazzire davanti ad un monitor e allo stesso tempo tenere uno stile di vita sano.”

SORPRESA – Il primo “week-end” di gara è stato fondamentale nell’economia del campionato, grazie a due vittorie. Te l’aspettavi? “No, non me lo aspettavo assolutamente: addirittura mi ero posto come obbiettivo di vincere almeno una gara in tutta la stagione. Direi che è stato fondamentale conquistare quelle due gare, sia per i punti guadagnati sugli inseguitori, sia per far capire agli avversari che il team era pronto e competitivo per giocarsi il titolo.”

RABBIA – Rasmussen vince le prime due gare della finalissima: t’inquadrano e si capisce che non dev’essere un bel momento. Dove hai trovato la forza per reagire? “Aver accusato un colpo del genere secondo me è stato fondamentale. Dopo essere stato in testa per tutto il campionato, perdere la leadership così facilmente a una gara dalla fine è stato molto seccante. Questa è stata la causa della grinta e della rabbia che mi hanno permesso di partire in pole e lottare per la vittoria fino all’ultima curva dell’ultimo giro.”

NON MALE MA… – Che ne pensi del format dell’F1 Esport Series? C’è qualcosa che ti piacerebbe fare di diverso per migliorare lo spettacolo? “Non è male come format, anche se ci sono alcuni aspetti che in tanti, me compreso, non condividono. Primo fra tutti è la distanza di gara: il 25% di una gara reale è veramente poco perché non c’è possibilità di variare la strategia, e soprattutto nega la possibilità di lottare per la vittoria o per il podio a chi parte dietro. Un’altra cosa molto importante che potrebbe genera spettacolo è la safety car, sfortunatamente non utilizzata”. Che progetti hai per l’anno prossimo? Ti concentrerai sulla difesa del titolo o pensi di fare altro? “Sicuramente come obiettivo ho quello di difendere il titolo, e allo stesso tempo alzare anche la coppa del campionato costruttori: su questo lavoreremo tantissimo e cercheremo di fare in modo che accada. Nel frattempo, continuerò ad allenarmi e valuteremo, come team, la possibilità di correre in altri campionati.”

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