Logitech G Challenge: sfumata, per un soffio, la qualificazione dell’Italia alla finale mondiale

Logitech G Challenge: sfumata, per un soffio, la qualificazione dell’Italia alla finale mondiale

Si è conclusa in Germania l’avventura degli atleti azzurri iscritti all’edizione 2019 della Logitech G Challenge, la competizione internazionale di sim racing nata dalla collaborazione di Logitech con il team McLaren. Il campionato, che ha avuto inizio lo scorso giugno, ha disputato l’ultima delle finali continentali (quella europea, dopo USA, Asia e America Latina) al “Motorworld” di Colonia.

TRICOLORE – Dei 10 finalisti ammessi alla selezione conclusiva, ben due erano italiani: Fabrizio “DiHeidi” Rasà (uscito vincitore dalle finali italiane su PC, a Lucca) e Giuseppe “Pypz” Corte (che ha invece staccato il biglietto per la finale europea grazie alle qualificazioni online su console, PS4). Due i posti in palio per la finalissima che si disputerà a Las Vegas domani, ma questa volta purtroppo gli italiani sono rimasti a becco asciutto.

PODIO TRISTE – A poco è valsa, infatti, l’ottima prestazione di Rasà che gli ha sì consentito, con 52 punti, di ottenere la terza posizione e quindi il podio, insufficiente però ad agguantare uno dei due biglietti per Las Vegas, che sono andati invece al pilota olandese Isaac “Isaac21” Gilissen (vincitore della finale, con ben 70 punti) e all’inglese Elvin “The Wolf” Smith (60 punti). Spiace constatare che la grande continuità dimostrata nell’intero campionato non sia stata sufficientemente premiata: DiHeidi, infatti ha concluso tutte le gare in ottima posizione, con un eccellente exploit nella corsa finale, a Monza, che lo ha visto tagliare il traguardo per secondo.

LE CAUSE – A penalizzare l’italiano sono stati, forse, due fattori determinanti. La prima è la scelta, da parte degli organizzatori, di adottare un setup standard immodificabile per tutti i partecipanti. Una decisione che, va riconosciuto, è adottata in tantissime competizioni internazionali, comprese quelle organizzate dalla FIA ma che, inevitabilmente, penalizza chi invece è abituato ad adattare la vettura al proprio stile di guida e che, invece, sembrerebbe ricalcare un maggior realismo rispetto alle gare “vere”. E poi il tipo di vettura: la McLaren 650 S GT3 (auto ufficiale della competizione, uguale per tutti i piloti) è infatti un’auto col motore posteriore (cui DiHeidi è poco avvezzo) e che soffre, inevitabilmente, di un sensibile sovrasterzo in uscita dalle curve e una conseguente difficoltà nelle manovre di riallineamento, una difficoltà con cui Rasà è stato visibilmente costretto a fare i conti, soprattutto nelle insidiose chicane di Montecarlo e Silverstone.

I CIRCUITI STORICI – Quattro gare hanno deciso l’esito della finale giocata, su PC, con il celebre simulatore Project Cars 2 di Bandai Namco: Silverstone, Montecarlo, Indianapolis e Monza. Tutte le corse sono state disputate in condizioni meteo ideali e precedute da una breve sessione di qualifica. Ogni gara si è poi articolata in 8 giri. Setup fisso e un’unica auto, uguale per tutti i piloti: la McLaren 650 S GT3. A dominare la competizione sono stati Wolf e Isaac21, ma Rasà ha avuto un’ottima occasione nella gara finale “di casa”, a Monza, dove, sfruttando un clamoroso testacoda dell’inglese Darren King, è quasi riuscito a vincere la corsa.

MATURO – Un grosso rimpianto per lui, come per l’altro italiano, Giuseppe Corte che, coi sui 39 anni, rappresenta sicuramente il pilota più maturo di questo campionato e che ha concluso la finale ottavo, con 22 punti, avendo comunque la soddisfazione di aver terminato la finale davanti al pilota tedesco Marcel Reupke, grande favorito dal pubblico di casa. Ora il campionato continua con il suo atto conclusivo: gli 8 concorrenti usciti dalle finali continentali si incontreranno a Las Vegas e in palio, oltre al premio in denaro (non proprio altissimo: circa 10mila dollari…) ci sarà un lucroso contratto professionale con McLaren e il suo team eSports: McLaren Shadow.

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