Vedius: “così si commenta League of Legends”

Vedius: “così si commenta League of Legends”

Commentare un evento di eSports è una grande responsabilità, soprattutto quando a sentire la tua voce ci sono milioni di persone. Oltre a non sbagliare niente, bisogna riuscire ad essere divertenti e politically correct: un’impresa non banale nel 2019.

STAR – Andy Day è uno dei commentatori di Riot Games più apprezzati a svolgere questo ruolo. “Vedius”, questo il suo nome di battaglia, ha cominciato con commentari amatoriali prima di essere notato e scritturato dal publisher americano. Al momento è il “caster” del campionato ufficiale europeo, cioè EU LCS, ma è stato presente anche alla finale mondiale di Parigi in veste di analista.

L’INTERVISTA – Abbiamo intervistato Andy Day, iniziando a chiedergli quale caratteristica della tua terra natìa porti nel suo lavoro. “Sicuramente il mio accento (lo dice accentuando l’accento gallese) perché a molte persone piace e riesco a costruire molte battute intorno a questa mia parlata”. Quando si va allo stadio a vedere una partita di calcio non si sente nemmeno la telecronaca dagli spalti mentre in ogni videogioco competitivo è fondamentale; come mai? “Le partite di League of Legends sono molto complesse e i caster hanno molte più informazioni dello spettatore medio: restituirne quante più possibile, al pubblico credo sia la ragione per la quale veniamo pagati”.

EMOZIONI – “Oltre ad aggiungere colore e passione, i telecronisti di videogiochi possono riuscire a spiegare, anche a chi è a digiuno del gioco, cosa stia succedendo e come guardare un’azione”, ha poi aggiunto. “Qui a Parigi ad esempio giocano gli FPX, un team cinese che molti spettatori non hanno mai sentito nominare: il nostro lavoro è raccontare come siano arrivati alla finale, quali siano le loro caratteristiche migliori, e così via. Inoltre aggiungiamo curiosità e retroscena che spesso si ottengono solamente nel backstage dei grandi eventi”

PASSIONE – Quale è la caratteristica principale di un commentatore di videogiochi? “La passione per il proprio gioco di riferimento è sicuramente qualcosa che non può mancare: bisogna continuare a mantenersi informati sulle ultime modifiche e volere sempre saperne di più. Ovviamente poi bisogna avere una buona parlantina: siamo anche degli intrattenitori e quando non si è a proprio agio con la telecamera, quando non ci si diverte a fare questo lavoro, si nota e rovina l’esperienza degli spettatori”

STORIA – Le finali dei Worlds di League of Legends a Parigi sono state un momento storico per tutti gli eSports occidentali. Questo evento influenzerà il futuro del movimento in Europa? “Per tantissimi fan del gioco, assistere a quest’evento potrà confermargli che possono trasformare il proprio sogno in realtà. Vedere coi propri occhi in finale un team europeo, i G2 Esports, sarà d’ispirazione per le nuove generazioni di gamer: in League of Legends i coreani hanno dominato per anni, gli osservatori non potevano che parlare del loro stile di gioco e dei loro fenomeni. Ma oggi? Da due anni a questa parte l’Europa è tornata ad essere competitiva ed ospita addirittura la finalissima. Per me è un segno che le infrastrutture e il talento non mancano nemmeno da noi, e sono convinto che tra gli spettatori della finalissima si nascandono i prossimi pro player. E io non vedo l’ora di commentare le loro gesta”.

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