Recensione Acer Swift 7, ode alla leggerezza

Recensione Acer Swift 7, ode alla leggerezza

Quando lo scorso mese di gennaio, in occasione del CES di Las Vegas, Acer ha mostrato per la prima volta il suo Swift 7 siamo rimasti letteralmente a bocca aperta. Si tratta di un ultrabook di fascia alta che è talmente leggero e sottile da far sembrare obsoleti altri prodotti simili e annunciati di recente. La versione precedente deteneva già lo scettro di notebook più sottile e leggero al mondo e questo nuovo Swift 7 consolida questa posizione, almeno per ora.


Ma è tutto oro quello che luccica? Ovviamente no e, come prevedibile, questo design così estremo ha delle limitazioni e dei compromessi da accettare per avere in cambio queste caratteristiche di portabilità così accentuate. Fatta questa promessa possiamo procedere con l’analisi approfondita di questo Swift 7 e quale modo migliore per iniziare se non dando un occhio all’interno dello chassis?

SOTTO LA SCOCCA

Aprire Acer Swift 7 è quello che si direbbe un gioco da ragazzi, via le viti che trattengono il pannello alla base ed è fatta. Non appena rimossa la copertura all’interno non possiamo non notare la batteria che occupa buona parte dello spazio a dispozione. Per lasciare spazio a quest’ultima, Acer ha dovuto quindi modellare a “L” rovesciata la scheda madre che occupa sostanzialmente tutto lo spazio a disposizione al di fuori della batteria.


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