L’incredibile favola degli OG nel mondo di DotA 2

L’incredibile favola degli OG nel mondo di DotA 2

Se dovessimo riassumere le più grandi favole sportive degli ultimi anni, dovremmo forzatamente riservare un’ipotetica prima posizione alla straordinaria cavalcata del Leicester City di Ranieri, la classica storia di un ‘underdog’ reduce da un quattordicesimo posto e destinato a sedere nell’olimpo grazie alle prodezze di nuovi astri come Vardy e Kanté. Una storia simile, a tratti ancor più ricca di sfumature, si è verificata nel panorama degli eSports, più precisamente nella scena competitiva di DotA 2, il videogioco di Valve che può vantare il sistema competitivo più ricco in circolazione, avendo messo in palio nel corso del The International 2019 oltre 33 milioni di dollari di montepremi.

CONFERMA – Stavolta, però, non stiamo parlando del tradizionale exploit, di un’evenienza destinata a non verificarsi nuovamente per eoni a venire. I ragazzi del team OG, infatti, sono riusciti a vincere per la seconda volta consecutiva la massima competizione internazionale, un unicum nel corso della storia dell’evento, portando a casa più di 25 milioni nel giro di soli 700 giorni. Due vittorie clamorose, schiaccianti, ed estremamente consistenti: in entrambe le occasioni, infatti, il team europeo non ha mai perso un singolo set, arrivando dritto fino alle Grand Finals ed imponendosi prima sui PSG.LGD, nati da una partnership fra il Paris Saint German di El-Khelaifi ed i cinesi di LGD Gaming, poi sul Team Liquid, organizzazione olandese fra le più celebri al mondo.

ATIPICI – A differenza di questa coppia di colossi, tuttavia, quella degli OG è una struttura societaria atipica, nata dall’iniziativa di alcuni giocatori fra cui spicca il nome dell’attuale capitano Johan “N0tail” Sundstein, personaggio che si è trovato costretto a toccare il fondo più volte prima di arrivare a camminare fra le stelle. La squadra, fondata nel 2015, emerse immediatamente fra le favorite alla vittoria di diversi major, ma dovette incassare una cocente sconfitta sul palco del The International 2016, raccogliendo un amaro dodicesimo posto che avrebbe inaugurato un inesorabile declino.

LA CADUTA – La sconfitta non fu incassata benissimo, dal momento che tre giocatori abbandonarono il roster lasciando tutto nelle mani del sopracitato N0tail e del cofondatore Tal “Fly” Aizik, ormai colleghi e amici da diversi anni. Nonostante i problemi, l’organizzazione scelse di non arrendersi ingaggiando l’australiano Anathan “ana” Pham, il finlandese Jesse “JerAx” Vainikka e Gustav “s4” Magnusson, rimettendo in piedi un team funzionante e continuando a competere ai massimi livelli, seppur mettendo in tasca solamente un paio di primi posti nei major. Fu allora che avvenne il vero patatrac: dopo una serie di performance deludenti, il team finì nuovamente per essere eliminato dal The International 2017. Poco dopo che “ana” decise di prendersi una lunga pausa dalla scena competitiva, Tal Aizik ‘tradì’ l’amico N0tail abbandonando la nave proprio mentre stava affondando, firmando per la blasonata organizzazione Evil Geniuses e portandosi dietro anche Magnusson, di fatto distruggendo una formazione ormai composta dai soli Sundstein e Vainikka. Ma i guai non erano ancora finiti: avendo effettuato cambiamenti nel roster oltre la deadline stabilita, gli OG non avrebbero potuto partecipare al The International 2018 attraverso la corsia preferenziale, pertanto li aspettava un lungo e complicatissimo percorso attraverso le qualificazioni aperte.

SUL TETTO DEL MONDO – N0tail dovette affrontare il momento più difficile della sua carriera, del resto quella di chiudere i battenti era un’ipotesi tutt’altro che improbabile. Invece, ancora una volta, l’organizzazione scelse di non mollare: pur di partecipare alla massima competizione, Sundstein convinse “ana” a tornare in pista, chiese al coach francese Sebastien “Ceb” Debs di tornare a vestire i panni del giocatore e, infine, ingaggiò una nuova leva completamente sconosciuta, un personaggio che non aveva mai partecipato ad alcun torneo dal vivo. Il finlandese Topias “Topson” Taavitsainen, che sarebbe presto stato soprannominato ‘Godson’, chiuse la parentesi del roster, permettendo ai resilienti OG di presentarsi sul palco dell’edizione 2018. Il resto è storia: come nella favola di Cenerentola, il team è riuscito a distruggere qualsiasi avversario gli si parasse di fronte, tra cui anche gli Evil Geniuses, la destinazione scelta dal cofondatore “Fly” in seguito all’abbandono. Con il trionfo sui PSG.LGD, allora considerati al limite dell’imbattibile, la comunità iniziò a parlare di “fluke”, di un colpo di fortuna, di quello che sarebbe stato ricordato come l’exploit di una squadra non all’altezza.

LIETO FINE – Invece gli OG hanno messo a tacere le malelingue presentandosi all’edizione cinese dei The International 2019 come una vera e propria macchina da guerra, vincendo in scioltezza tutti i set delle fasi eliminatorie e arrivando alle porte delle Grand Finals avvolti da un’aura del tutto nuova. Gli OG, gli sfavoriti, un’organizzazione giunta più volte sull’orlo del baratro, sono entrati di diritto nella storia della disciplina. Non solo per essere riusciti a vincere due volte consecutivamente la massima competizione, ma soprattutto per aver messo in scena uno sfoggio di abilità che non ha alcun precedente nei confini dell’arena virtuale. È difficile fare un parallelismo efficace, ma sarebbe come vedere una squadra da metà classifica vincere prima il campionato e poi la Champion’s League, dominando contro le società più blasonate del pianeta e per di più schierando in campo l’allenatore, un giocatore recentemente ritiratosi ed un esordiente. In fin dei conti è sciocco tentare il paragone ad ogni costo: la competizione è prima di tutto emozione, e la storia degli OG meritava di essere raccontata. È una storia che parla di sogni e di sofferenza, una montagna russa di sentimenti che ha bucato lo schermo mentre Ceb e N0tail alzavano al cielo il secondo trofeo consecutivo. Stavolta, consapevoli di essere i migliori al mondo.

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