La criptovaluta di Facebook è dietro l’angolo. Ecco cosa sappiamo

La criptovaluta di Facebook è dietro l’angolo. Ecco cosa sappiamo

Il settore dei pagamenti è letteralmente una miniera d’oro per Facebook, che conta su una base di oltre 2,5 miliardi di persone. Avere un metodo di pagamento proprietario permetterebbe innanzitutto di monetizzare dove prima non si riusciva a trovare una formula adatta (vedi WhatsApp), ma anche di acquisire ancora più informazioni, così da offrire ai pubblicitari un target sempre più specifico.

La creazione di una criptovaluta – il cui nome più gettonato è Libra – è da sempre sembrata una soluzione logica e scontata per la società, tanto che se ne parla da diversi mesi ormai. Pare che il progetto sia comunque nelle fasi conclusive e che ci siano tanti nomi illustri a supportarlo, tra cui PayPal, Uber, Stripe, Booking, Visa e Mastercard (curioso vedere questi ultimi due nomi, non pensate?), che hanno investito approssimativamente 10 milioni di dollari a testa.

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Non è ancora chiaro quale sarà la base tecnologica su cui si baserà tale moneta, ma sono emersi alcuni dettagli che ne delineano alcuni capisaldi: come prima cosa, l’obiettivo che Facebook vuole raggiungere è la stabilità di prezzo. Nessuno vuole vedere il proprio denaro perdere il 70% del valore in pochi mesi, come successo con Bitcoin. Questa volatilità contenuta, secondo le indiscrezioni, sarà raggiunta legando il valore della criptovaluta ad un gruppo di valute reali, come dollaro, euro, ecc. ecc.

Per quanto riguarda l’utilizzo, Libra sarà integrata ovviamente su tutti i servizi interni all’ecosistema Facebook e cercherà di mantenere un profilo commissionale il più vicino possibile allo zero, soprattutto nei pagamenti peer-to-peer, così da incentivare l’utilizzo di tale metodo rispetto ad altri più onerosi.

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In ultimo, rimane da stabilire quale sarà il processo di validazione delle transazioni. Nel mondo delle criptovalute non c’è un ente centrale che si occupa di dire se un pagamento è valido o meno, come avviene con Visa o Mastercard, ma esiste un registro pubblico, noto come blockchain (la più famosa è quella di Bitcoin), ognuno con un suo protocollo specifico. Secondo quanto riportato da Techcrunch, i finanziatori del progetto avranno la possibilità, nella fase iniziale, di gestire un nodo della rete decentralizzata, con ovvi benefici.

Altra questione riguarda la regolamentazione, che in questi settori rappresenta il nodo più difficile da sciogliere, dato che ogni paese può imporre le proprie condizioni. Ne sapremo sicuramente di più quando verrà rilasciato pubblicamente il whitepaper – documento che nel mondo delle criptovalute rappresenta una sorta di manifesto del funzionamento della moneta virtuale – che secondo Techcrunch è atteso la prossima settimana, precisamente il 18 giugno. Ne riparleremo, molto presto.



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