Martino Mombrini: passato presente e futuro dei Samsung Morning Stars

Martino Mombrini: passato presente e futuro dei Samsung Morning Stars

Hanno vinto gli Italian Video Game Awards nella categoria Best Esports Team davanti a squadre quali Exeed, Mkers, QLASH e Team Forge. Parliamo dei Samsung Morning Stars, una realtà italiana strutturata per essere competitiva a livello internazionale, che fin dall’apertura dell’eSport Palace di Bergamo ha dimostrato di fare sul serio. Delle sfide che attendono questa ‘polisportiva’ degli sport elettronici, e del quadro attuale degli eSports in generale, abbiamo parlato con Martino Mombrini, ‎ Marketing Director IT Division di Samsung Electronics Italia, nonché fondatore del team.
Italian Video Game Awards nella categoria Best Esports Team.

Martino Mombrini mentre riceve da Pierluigi Pardo il premio degli Italian Video Game Awards nella categoria Best Esports Team.

LE ORIGINI – Che sapore ha il riconoscimento della giuria appena vinto? “Gli Italian Video Game Awards non sono tanto un premio al lato esportivo di Samsung”, esordisce Martino Mombrini ai nostri microfoni, “ma un coronamento del nostro percorso e del nostro progetto che, negli ultimi due anni, ha mirato a far crescere il settore in Italia. Perché sono nati i Samsung Morning Star? A fine 2016 Samsung aveva l’obiettivo di entrare coi propri monitor nel mondo gaming, ambito nel quale non eravamo riconosciuti. Io e il mio team eravamo appassionati di eSports e videogame, e abbiamo deciso di andare ben oltre la semplice sponsorizzazione di un evento, impegnandoci in prima linea. Per creare le squadre abbiamo pensato a Fight For Glory, un talent show nel quale abbiamo selezionato i profili più interessanti nel gaming competitivo. Da lì è iniziato il percorso di formazione dei ragazzi, il che ha significato mettere a loro disposizione un coach, un mental coach e un team manager. Abbiamo anche costruito una gaming house e assunto ulteriore personale che ne ha curato la preparazione fisica e la dieta”.
INTERNAZIONALE – Guardando il vostro roster si nota un progressivo aumento di giocatori stranieri: quali sono le ambizioni dei Samsung Morning Stars? “Il fatto che ci siano giocatori stranieri è positivo, perché in molti paesi allenatori e giocatori sono più avanti di noi; importare certe professionalità non può che far crescere il movimento”. Questo respiro internazionale però vi porterà a confrontarvi con realtà straniere, nate molti anni prima di voi e dotate di budget milionari: non rischia di essere uno scontro impari? “Non viviamo questa competizione in chiave negativa. Anzi, misurarci con realtà di rilievo non potrà che farci migliorare. Inoltre, soprattutto nei Contenders di Overwatch, ci siamo già presi qualche soddisfazione. Con BunnyHoppor andremo poi a confrontarci in Hearthstone coi migliori player mondiali, mentre in Fortnite ci siamo già misurati contro importanti team europei e nordamericani”.
Raphael Peltzer, nome d'arte Bunnyhoppor, è stato un vero colpo di mercato per i Samsung Morning Stars. Il giocatore tedesco, che attualmente vive in Norvegia, ha giocato anche per SK Gaming e i Virtus.Pro.

Raphael Peltzer, nome d’arte Bunnyhoppor, è stato un vero colpo di mercato per i Samsung Morning Stars. Il giocatore tedesco di Hearthstone, che attualmente vive in Norvegia, ha giocato anche per SK Gaming e Virtus.Pro.

LE TRE VIE DEGLI ESPORTS – Il mondo degli eSports pare abbracciare sempre più il modello delle franchigie. Ma è davvero oro tutto quel che luccica? “Non mi piace il modello delle franchigie perché permetterà solamente a pochi ricchi l’accesso agli eSports, mentre sarebbe bello che tutti potessero scendere nell’arena. Sono d’accordo che sia la moda, bisognerà però vedere se andrà avanti: quanti di quelli che hanno investito nella Overwatch League recupereranno i loro investimenti nei prossimi due o tre anni? Lo vedremo. Oltre al vecchio sistema di business basato sulle vincite dei montepremi, esiste però una terza via in cui io e tanti team investiremmo, che è quella della F1. In essa i team si organizzano e vendono i loro eventi a un event organizer o a un publisher, partecipando anche economicamente all’investimento e dunque allo spettacolo che creano. È un discorso che in Italia potrebbe riguardare noi, i Forge, i Mkers, i QLASH e i Seed. Per arrivarci servono un pubblico e un mercato maggiori di quelli attuali, oltre che un accordo tra i team. Ma il rapporto tra noi è collaborativo”.
PROFESSIONISMO – Gli eSports sono un fenomeno in crescita, ma quanto veloce? “Quello che mi attendo è una professionalizzazione del fenomeno. A dispetto di pochi team, non c’è una gran professionalità in Italia ma siamo noi che dobbiamo aiutare i ragazzi a crescere e attrarre così gli investimenti. Samsung è dentro il fenomeno degli eSports ma ammetto che se non fossi un grande appassionato, certe dinamiche che vedo in alcuni team mi farebbero scappare velocemente come investitore. Non è un caso che oggi i grandi brand scommettano più sugli eventi che sui team: i primi sono di solito organizzati da società affermate, i secondi spesse volte sono composti da ragazzini sui quali le aziende hanno paura di puntare”.
Apex Legends

I Samsung Morning Stars stanno tenendo d’occhio Apex Legends per capire se valga la pena investirci. Ma Martino Mombrini nutre qualche perplessità verso il battle royale in generale.

QUANTO CRESCONO GLI ESPORTS? – Gli analisti continuano a prevedere crescite vertiginose per il gaming competitivo, ma sarà davvero così o è meglio andarci più cauti? Alle volte si ha la sensazione che il fenomeno stia venendo pompato oltre le sue effettive capacità. “È vero ed è una cosa che mi dà davvero fastidio. Gli eSports possono sempre esplodere ma una crescita graduale è più probabile. Non si tratta però di guardare solo ai soldi ma di far crescere il movimento, di nutrirlo: solo dopo ci sarà un ritorno economico. Per il resto, è solo una questione generazionale. Mio figlio di cinque anni non ha interesse a guardare il calcio in TV, ma non si perde una partita di eSports. Dire però che da qui a un paio d’anni ci si riempirà le tasche di soldi è una bugia, e chi la dice mente sapendo di mentire”.
PROSPETTIVA ROYALE – Dove investirete maggiormente in futuro? “League of Legends è uno degli asset sui quali intendiamo puntare nei prossimi anni: cercheremo di crescere, di vincere i PG Nationals e di fare bene a livello europeo. Poi valuteremo altri fenomeni: stiamo studiando ad esempio Apex Legends per capire se potrà diventare un eSport o se invece non sia un fuoco di paglia”. Ma i Battle Royale possono essere degli eSports? “Personalmente, per come sono fatti adesso, no. Si fa fatica a seguire una partita, a capire l’azione. Come Samsung Morning Stars abbiamo partecipato a un evento di Fortnite, ma dire direi una bugia se affermassi che è stato bello da guardare. Una realtà come la nostra ha però il dovere di stare alla finestra su un fenomeno come questo: basta l’introduzione di una certa regola, l’arrivo di un determinato tipo di torneo, e tutto può cambiare”.
Per Martino Mombrini quello tra eSports e Olimpiadi è un rapporto complesso.

Per Martino Mombrini quello tra eSports e Olimpiadi è un rapporto complesso.

ESPORTS E OLIMPIADI – In chiusura, una domanda a bruciapelo: gli eSports hanno bisogno del CIO? “Mi fai una domanda scomodissima ma ti rispondo in modo un po’ arrogante, dicendo che forse è il CIO che ha bisogno di noi. Premesso che esistono già oggi eventi di rilevanza mondiale per gli eSports che si muovono autonomamente dalle Olimpiadi, nel momento in cui i team si organizzassero coi publisher nella creazione di un format, il CIO potrebbe garantire giusto una vetrina simbolica. Gli eSports alle Olimpiadi offrirebbero in tempi brevi una grande spinta a livello nazional popolare, ma sul lungo periodo sarà il CIO che avrà interesse a presidiare gli eSports, per una questione anagrafica del proprio target”.

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