Recensione Black Mirror: Bandersnatch

Quando ci si ritrova a recensire un prodotto relativamente unico nel suo genere, le difficoltà non mancano, almeno nelle fasi iniziali della stesura. Pochi giorni fa, il 28 dicembre 2018 per l’esattezza, è stato rilasciato sulla piattaforma di streaming digitale online, Netflix, il nuovo episodio legato alla serie Black Mirror, chiamato Bandersnatch, che si presenta come il primo lungometraggio interattivo mai comparso sul device. Nell’opera, infatti, sarà possibile, in determinati momenti nel corso della visione, selezionare una tra due scelte che verranno presentate allo spettatore, le quali muteranno radicalmente il susseguirsi della storia e che alla fine porteranno ad un finale ben preciso, tra tanti disponibili. Tramite la grande mole di opzioni selezionabili, si potrà veicolare la trama su molte e diverse ramificazioni, una differente dall’altra.

Ma andiamo per ordine. Che cos’è Black Mirror? Una serie televisiva britannica prodotta originariamente da Charlie Brooker, strutturata in maniera antologica in quanto ogni episodio vede personaggi e scenari sempre dissimili. L’unico elemento che accomuna molto spesso le puntate, e che funge da marchio distintivo per l’intera realizzazione, è l’ambientazione futuristica ispirata ai giorni di oggi dove sono presenti problemi di attualità e sfide legate alla creazione e uso di moderne tecnologie, soprattutto nel campo dei media. Dopo 4 stagioni, arriva l’ultima installazione dell’opera, cioè il rivoluzionario Bandersnatch. La trama non è certo tra le più semplici tra quelle viste in un qualsiasi serial televisivo, data la sua natura assai particolare. Non troveremo, infatti, un lineare susseguirsi di dinamiche che come in qualsiasi prodotto videoludico, portano da un inizio passando per una storia unica ad una fine definitiva, ma bensì si avrà la capacità di modificare il corso degli eventi, tramite un sistema di preferenze, di cui parleremo meglio tra poco, portando il protagonista a compiere determinate azioni che lo condurranno ad uno dei tanti finali disponibili.

Le vicende narrate si svolgono nell’Inghilterra del 1984, dove un programmatore chiamato Stefan Butler (Fionn Whitehead) sta sviluppando un innovativo videogioco interattivo basato sul librogame Bandersnatch, scritto dal visionario Jerome F. Davies. 

 

Dovendo comunque spiegare la trama generale possiamo dire quanto segue. Le vicende narrate si svolgono nell’Inghilterra del 1984, dove un programmatore chiamato Stefan Butler (Fionn Whitehead) sta sviluppando un innovativo videogioco interattivo basato sul librogame Bandersnatch, scritto dal visionario Jerome F. Davies. Il giovane presenta una demo del gioco al capo di una società di videogame, la Tuckersoft, diretta da Mohan Thakur (Asim Chaudhry), dove lavora anche l’illustre Colin Ritman (Will Poulter), autore di giochi e fenomeno del momento, ammirato molto dal ragazzo. Dopo il test, viene offerta a Butler l’opportunità di lavorare al progetto insieme alla collaborazione di una squadra apposita. Il vero punto di forza dell’opera e l’elemento che più la contraddistingue, è la possibilità di interagire direttamente con il film.

 

Black Mirror: Bandersnatch

Una delle possibili scelte del film.

 

Questo si presenta con la possibilità, solo in alcuni momenti, di selezionare una di due opzioni mostrate, in un lasso di tempo limitato. Ad esempio, la prima sfida che ci viene posta d’innanzi, risulta essere la determinazione di quale scatola di di cereali vorremmo far mangiare a Stefan per la prima colazione. Si procede con scelte sempre più importanti per il racconto e lo svolgersi della trama principale. Se ci ritroveremo ad aver preso una via errata, la pellicola ci permetterà di rimediare immediatamente, tornando indietro fino al momento interessato, in base al tipo di opzione scelta selezionata. Potremmo anche seguire il corso degli eventi nati dalla scelta sbagliata per poi terminare la narrazione in un bivio dove, da un lato saremmo indirizzati all’inizio del film stesso e dall’altro avremo la capacità di riavvolgere finché si giunge all’ultima e fondamentale decisione. Questa meccanica verrà ripetuta un alto numero di volte. Una libertà totale che, dopo un’attenta analisi, appare, paradossalmente, come molto limitante.  

 

Tutta la libertà data all’utente, in realtà, non è che un semplice miraggio.

 

Dopo alcune ore di visione e molteplici rewatch, siamo stati in grado di prendere tutte le strade offerte ai fruitori, abbiamo percorso ogni incrocio e visionato ognuno dei diversi finali presenti per quanto tristi, felici o bizzarri questi possano essere. Ed alla fine, dopo un’attenta valutazione, siamo arrivati ad un triste conclusione. Tutta la libertà data all’utente, in realtà, non è che un semplice miraggio. Lo spettatore crede solamente di cambiare radicalmente il corso degli eventi, ma effettivamente non sarà così. Difatti ogni volta che saremo costretti a scegliere tra dei percorsi, uno solo sarà quello corretto che porterà al proseguimento della storia, l’altro, errato, terminerà repentinamente l’avventura, con una successiva schermata di Riprova. In questo modo possiamo constatare che il rivoluzionario sistema di interazione con l’opera non è così libero come potrebbe sembrare, apparendo come un lungo corridoio pieno di porte chiuse o come un movimento su binari già prestabiliti dall’autore.

 

Black Mirror: Bandersnatch

Uno dei momenti più suggestivi della realizzazione.

 

L’analisi del lungometraggio può essere divisa in due macrocategorie: storia e interazione. Nel primo caso ci troviamo di fronte al classico setting emotivo di molti episodi della serie, fatto di elementi familiari per mettere lo spettatore a suo agio seguito da altri più estranei e inquietanti, in grado di turbarlo ma allo stesso tempo mantenerlo incollato allo schermo. La trama non è tra le più originali, composta da un’artista che, impegnato nel progetto più complicato ed importante della sua vita, si ritrova estraniato dalla realtà e sempre più propenso alla follia. Una sceneggiatura condita da pochi personaggi essenziali e ben caratterizzati, parliamo soprattutto dell’enigmatico Colin Ritman. Peccato comunque per alcune scelte da parte degli sceneggiatori che, sfruttando la mente malata del protagonista, avrebbero potuto creare ambientazioni e situazioni molto più stravaganti ed interessanti.

 

La seconda tipologia, invece, riguarda l’innovazione ad un titolo del genere, parliamo ovviamente del suo fattore di scelta. Un grande esperimento che è stato in grado di portare a dei risultati ottimi, facendo credere allo spettatore di avere pieno controllo sugli eventi narrati, creando un’illusione ben costruita. Su questo aspetto non possiamo che complimentarci riguardo la semplicità e l’immediatezza con cui viene proposta l’idea. Black Mirror: Bandersnatch è un buon prodotto, che riesce a rievocare tutti i modelli ed atmosfere caratterizzanti della serie di provenienza. La storia non è eccelsa, ma è bilanciata a dovere dal sistema di decisioni, innovativo e divertente da usare, anche se alla lunga potrà risultare monotono. Vi invitiamo a provare personalmente questa esperienza unica e farci sapere la vostra opinione nello spazio dedicato ai commenti. Siete pronti a scegliere?

Recensione Black Mirror: Bandersnatch
7.5Punteggio totale

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Source: Videogiochi
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