Speciale di Natale – James Pond 2: Codename RoboCod

Lo scorso mese vi abbiamo parlato di Super Mario 64, un prodotto che non è esagerato dire che ha rivoluzionato l’industria videoludica. Oggi analizzeremo un altro gioco d’epoca, sicuramente molto meno impattante, ma più in tema con il periodo natalizio. Il titolo in questione è James Pond 2: Codename RoboCod, un platform game uscito originariamente nel 1991 su Amiga, Atari ST e SEGA Mega Drive. Negli anni successivi il software è sbarcato su un’infinità di altre piattaforme: MS-DOS, Amiga CD32, Commodore 64, Acorn Archimedes, Sega Master System, Game Gear, Game Boy, SNES, Game Boy Advance, PlayStation 1 e 2, Nintendo DS e, tramite PS Store, anche PlayStation 3 e PlayStation Portable. Insomma, in quanto a porting perfino Skyrim, su cui spesso si scherza per quante volte sia stato riproposto da Bethesda, sembra un principiante in confronto a James Pond 2. Per questo motivo, se siete giocatori di una certa età, è molto probabile che prima o poi siate incappati in questo titolo.

James Pond 2

La copertina della versione per Mega Drive, come potete leggere il publisher è una certa Elctronic Arts

Com’è facilmente intuibile, il nome dell’opera è basato su quelli di due famosi film usciti in quegli anni. Il primo ovviamente è 007: il nome dell’agente segreto di sua maestà è stato combinato al termine pond, ovvero stagno, per ottenere un simpatico gioco di parole (perché il protagonista è un pesce). Il secondo, anche qui non ci sarebbe bisogno di dirlo, è Robocop, pellicola fantascientifica del 1987. Tuttavia nel caso dell’opera sul cyborg di Detroit, il titolo non è l’unico elemento a essere stato ripreso: infatti in James Pond 2 sono persino presenti degli arrangiamenti della musica originale del film. Se volete ascoltare di persona i brani a cui mi riferisco, potete cliccare qui e qui per farlo: sicuramente in quel periodo le norme sul copyright erano meno severe. Anche il sottotitolo “he’s mean, he’s green, he’s part machine” è una velata citazione del “part Man, part Machine, all cop” di Robocop.

In quel periodo le varie software house facevano a gara per imporre la propria mascotte, spesso appunto un animale antropomorfo, per fidelizzare il pubblico 

In James Pond 2: Codename RoboCod giochiamo nei panni di un bizzarro uomo-pesce, e non è sorprendente che non sia entrato nell’olimpo delle icone videoludiche. In quel periodo le varie software house facevano a gara per imporre la propria mascotte, spesso appunto un animale antropomorfo, per fidelizzare il pubblico. Uno degli elementi più strani del titolo è che in praticamente tutte le copertine, che come potete immaginare dall’interminabile lista nel primo paragrafo sono tante, il personaggio è raffigurato con una pistola in mano, ma nel gioco (a parte a volte nella schermata iniziale) questa non viene mostrata neanche un secondo, né tantomeno usata. La trama, in maniera simile alla quasi totalità dei platform dell’epoca, è basilare e utile solo a introdurre nel contesto il giocatore: l’antagonista del primo capitolo, il malvagio Dr. Maybe (parodia del Dr. No di 007: Licenza di uccidere) ha preso il controllo della fabbrica di regali di Babbo Natale e nascosto al suo interno delle bombe a orologeria camuffate da pinguini. Il nostro obbiettivo sarà trovare tutti gli ordigni nascosti nei vari livelli e sconfiggere gli scagnozzi dello scienziato pazzo. Una particolarità di James Pond 2 è la presenza di product placement al suo interno: nella versione europea del prodotto è possibile trovare delle confezioni degli snack Penguin, che talvolta fungono da piattaforma. Nelle versioni successive del gioco, dopo il termine della partnership con l’azienda di dolciumi, i pinguini da trovare sono stati sostituiti con gli elfi di Babbo Natale, e ogni riferimento alla merendina è stato rimosso. Anche se non è sicuro che il merito sia stato completamente di Codename RoboCod, dopo il lancio del titolo, per la prima e unica volta, le vendite degli snack Penguin hanno superato quelli del concorrente KitKat.

In basso a destra potete vedere alcune delle confezioni delle merendine Penguin inserite a scopo promozionale

Il gameplay di James Pond 2: Codename RoboCod ricorda per molti aspetti quello di Super Mario Bros e in piccola parte anche quello di Sonic the The Hedgehog, uscito nello stesso anno. Non è facilissimo abituarsi al sistema di movimento: dopo aver smesso di premere il pulsante per far camminare a destra o sinistra il personaggio, questo continuerà comunque a spostarsi per un altro tratto finché la spinta non si sarà esaurita. Per questo, molto di più rispetto ai giochi del baffuto idraulico di Nintendo, sembra di camminare costantemente su scivolose lastre di ghiaccio. Sebbene ciò possa inizialmente risultare frustrante, una volta che ci si prende un po’ la mano, è possibile navigare i livelli con grande scioltezza. Ogni discesa del terreno permetterà a James Pond di raggiungere velocità elevate, che potremo sfruttare per eseguire balzi lunghissimi. Ma la vera novità del titolo è l’abilità del pesciolino di allungare illimitatamente il proprio corpo per raggiungere a aggrapparsi alle superfici sovrastanti. In caso dovessimo venir colpiti mentre stiamo eseguendo questa azione, non perderemo come al solito una vita (il ché sarebbe effettivamente stato scorretto in certi casi), ma torneremo alle nostre dimensioni normali, con accompagnarci un suono che in quanto a fastidio non ha nulla da invidiare a quello di unghie sulla lavagna.

Proprio grazie all’abilità del protagonista di allungarsi a dismisura, i livelli di James Pond 2 si sviluppano molto di più in verticale rispetto a quelli dei concorrenti

I 50 stage del gioco sono suddivisi in varie aree, ciascuna delle quali è dedicata a un diverso prodotto della fabbrica di Babbo Natale, come soldatini, peluche e trenini. Proprio grazie all’abilità del protagonista di allungarsi a dismisura, i livelli di James Pond 2 si sviluppano molto di più in verticale rispetto a quelli dei concorrenti. Inoltre la varietà di gameplay è davvero notevole: troveremo sezioni subacquee, altre in cui potremo pilotare dei veicoli, tra cui macchine o aerei, e vari livelli bonus in cui dovremo ottenere più punti possibile entro un tempo limitato. Ogni area è disseminata di segreti, spesso nascosti anche piuttosto bene, che spingono il giocatore a esplorare accuratamente l’ambiente. Ci sono anche svariati power up, prevalentemente ispirati a quelli di Super Mario, come l’armatura, che ci rende invincibili per qualche secondo, l’ombrello, che ci permette di planare lentamente per evitare con maggiore facilità pericoli dal basso, e le ali da angelo, che ci faranno volare liberamente. L’accompagnamento musicale, che comprende anche arrangiamenti di alcune classiche musiche natalizie, Jingle Bells e We Wish you a Merry Christmas, è allegro e parecchio orecchiabile. L’unico problema, sotto questo fronte, è che a volte i pezzi non vanno in loop fluidamente, e una volta terminati lasciano svariati secondi di silenzio prima di ripartire.

Fai clic qui per vedere lo slideshow.

Il titolo offre un buon livello di sfida: non è affatto facile ma nemmeno troppo frustrante. Come molti giochi dell’epoca, sfrutta un sistema di vite mutuato da quello degli arcade: venendo colpito il personaggio perde uno dei rettangolini verdi (che potete vedere nelle immagini sopra), e quando questi scendono a zero si torna all’inizio del livello diminuendo una delle vite a disposizione, la cui quantità è indicata dalle dita alzate di James Pond. Se dovessimo terminarle tutte, sarà game over e dovremo ricominciare tutto daccapo, o dall’inizio dell’area nelle versioni in cui è possibile salvare la partita. I combattimenti con i boss sono un po’ statici, ma comunque divertenti e impegnativi al punto giusto.

james pond 2

Per concludere, anche se non può essere annoverato tra i capolavori immortali che ogni giocatore deve aver provato almeno una volta, James Pond 2: Codename RoboCop è un titolo valido, nonostante la veneranda età. Se volete recuperarlo durante questo periodo di feste, anche perché l’atmosfera è molto natalizia, per immergervi con nostalgia in un’epoca in cui i videogiochi erano più semplici e spensierati, vi consiglio le versioni per Amiga o SEGA Megadrive/Genesis. Questo perché in alcune edizioni successive, come quella per PlayStation, sono stati modificati sostanzialmente alcuni livelli e rimosse delle feature interessanti a favore di altre talvolta meno divertenti, come le aree con illuminazione bassa. Spero che questa analisi sia stata di vostro gradimento, e vi auguro, da parte di tutta la redazione di VMAG, un felice Natale e buon anno nuovo.

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Source: Videogiochi
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