Recensione Runes: The Forgotten Path

Runes: The Forgotten Path è un progetto tutto italiano. Si tratta infatti del primo gioco della Stormborn Studio: uno gruppo di sviluppatori di Trieste dedito alla realtà virtuale, seppur non esclusivamente in ambito gaming. Il titolo è stato in sviluppo per più di tre anni, facendo anche una comparsa al Gamescom di Colonia, ed è stato finanziato con una campagna Kickstarter. Nonostante non siano stati raggiunti gli introiti desiderati, gli sviluppatori sono riusciti comunque a portare sugli scaffali digitali di Oculus e di Steam un prodotto di qualità, nel quale è molto facile perdersi, specialmente per la cura del mondo magico rappresentato.

Seppur non venga mai mostrato, il mondo di Runes: The Forgotten Path ha un background ben definito. In un lontano passato l’umanità nacque grazie ai Creatori, che guidarono gli uomini su un sentiero di prosperità e fecero loro il dono della magia. L’inspiegabile scomparsa degli abitanti, però, fece cadere la società in un epoca di tirannia, in cui i maghi più potenti sfruttavano il loro potere per dominare gli altri. Per questo motivo fu istituito il Panopticon: un’ordine di stregoni col compito di vegliare e regolare la magia. Grazie a loro l’ordine fu ristabilito, ma gli uomini persero la libertà. La punizione per chiunque infranga la legge, infatti, è l’Oblio: una prigione per la mente, nella quale i carcerati vengono tormentati per l’eternità. Tu sei Leth, un potente mago condannato all’Oblio e privato dei suoi ricordi.

Il tipo di enigmi e la struttura della camera ricordano quelli di una tipica escape room.

L’obiettivo principale è quello di fuggire dall’Oblio recuperando i ricordi perduti. Questi sono infatti contenuti all’interno di oggetti e rune magiche un tempo appartenuti al mago ed ora sparsi per l’Oblio stesso. Passeremo la maggior parte del nostro tempo nel Santuario dei Ricordi, un luogo creato da Leth per conservare e ritrovare più facilmente le sue memorie. Esso si presenta come un piccolo laboratorio di magia e alchimia: una stanza accogliente e piena di strumenti. Le sezioni all’interno del Santuario sono quelle in cui il gioco dà il meglio di se. Il tipo di enigmi e la struttura della camera ricordano quelli di una tipica escape room. I puzzle sono infatti basati sulla ricerca, la raccolta di oggetti utili e possibili utilizzi di quest’ultimi. Che li si stia semplicemente maneggiando o che si stia utilizzando la magia, l’interazione con essi risulta sempre piacevole e naturale. L’altro livello di dettagli e l’elevato numero di oggetti con cui è possibile interagire rende l’ambiente più reale e permette al giocatore di perdersi al suo interno. Tutto questo è adeguatamente supportato dalle funzioni di room scale: essendo infatti il Santuario di piccole dimensioni, è possibile spostarsi al suo interno in buona parte senza l’ausilio di teleport o di locomotion, soprattutto se si dispone di un’ampia area di gioco.

Il Santuario dei Ricordi si presenta come una stanza accogliete, illuminata dal fuoco di un camino e alcune candele.

Quando non ci troviamo nel Santuario dei Ricordi, dovremo affrontare delle sfide per proseguire nell’avventura. Queste comportano l’uso delle magie, sia offensive che di difesa. Ci sono cinque incantesimi a nostra disposizione: Scudo di Ghiaccio, Telecinesi, Freccia di Fuoco, Stretta Oscura e Palla di Fuoco. Ognuno di essi può essere utilizzato tracciando nell’aria con la proprio mano la runa assegnata. Il metodo risulta molto più efficace della semplice pressione di un tasto, in quanto aumenta l’immersione e l’immedesimazione durante l’esperienza. Inoltre gli incantesimi sono ben distinti gli uni dagli altri e nessuno di essi risulta di difficile utilizzo. Altro elemento importante di queste sezioni è il sistema di movimento. Mentre il teletrasporto può essere usato esclusivamente all’interno del Santuario dei Ricordi, negli altri livelli il giocatore può scegliere tra il Trackpad Locomotion e quello che gli sviluppatori chiamano “Quarta Parete”. Questo sistema misto permette al giocatore di controllare il proprio personaggio come in altri giochi in terza persona, mantenendo, però, una telecamera fissa in prima. Seppur questo metodo risulti particolarmente efficace in alcune sezioni, non ci è sembrata la scelta più azzeccata, nonostante possa provocare fastidio ad alcuni utenti, permette una migliore immedesimazione col protagonista. L’introduzione di questa scelta influisce anche sul bilanciamento del gioco stesso: le sfide proposte si sono infatti rivelate più semplici quando affrontate usando il primo sistema.

Runes: The Forgotten Path risulta essere, attestandosi intorno alle quattro ore, una breve avventura di discreta fattura. La storia, che viene narrata tramite lettere e note lasciate dal protagonista stesso prima di perdere i ricordi, non è mai troppo scontata. I quattro personaggi di supporto, anch’essi intrappolati con noi nell’Oblio, ci portano a volte a dubitare del mondo esterno e la stessa esperienza rimane sempre immersiva e piacevole, nonostante alcune sezioni meno ispirate. Ma la cosa più importante, seppur possa sembrare scontata, è quella a cui il team di sviluppo ha prestato più attenzione: si sente che il gioco è stato sviluppato tenendo a mente limiti e possibilità della realtà virtuale, un qualcosa in cui molti altri titoli, anche di grandi produzioni, tuttora falliscono.

Recensione Runes: The Forgotten Path
8Punteggio totale

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Source: Videogiochi
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