Recensione Overkill’s The Walking Dead

C’erano una volta, in una Washington D.C. post-apocalittica, quattro impavidi che decidono di allontanarsi dal loro accampamento e di avventurarsi tra i vicoli della città, in cerca di risorse preziose. Carichi di tensione, camminano silenziosamente, poiché anche il più piccolo rumore potrebbe metterli in grave pericolo. Vedono un piccolo edificio, e decidono così di entrare per cercare munizioni e scorte, e allo stesso tempo utilizzarlo come momentaneo nascondiglio. Notano però qualcuno di diverso dai soliti zombie che infestano la città; è un membro della “Famiglia”, una fazione rivale. Sanno quel che devono fare: ucciderlo nel modo più cauto possibile. Così Heather tira fuori la balestra, e gli scocca una freccia dritta in testa. Non è il solo però, e ben presto gli eroi si accorgono di essere circondati dai membri del gruppo nemico. Inevitabilmente vengono avvistati, dando inizio così ad una vera e propria sparatoria, abbandonando l’approccio stealth. Più è il rumore, più sono gli zombie; in poco tempo i personaggi vengono assediati da orde infinite di non morti e, difendendosi con le unghie e con i denti, cercano di uscire da una situazione ormai quasi completamente compromessa. Non sarà raro trovarsi in una circostanza del genere in Overkill’s The Walking Dead, ma andiamo per gradi.

Il gioco è un FPS basato sulla cooperazione e ispirato al mondo della famosa serie a fumetti creata da Robert Kirkman. Gli stessi personaggi, Aidan, Heather, Grant e Maya, hanno abilità e caratteristiche basate su alcuni dei protagonisti del fumetto. Aidan è un “tank” specializzato in armi come il fucile a pompa, Heather è particolarmente efficace con la sua balestra, così come Grant con il suo cecchino. Maya infine ha il ruolo di supporto, essendo in grado sia di creare medikit, che di rianimare gli alleati più velocemente. Nonostante sia possibile completare le missioni anche in singolo (con conseguente riduzione della difficoltà), il modo migliore di apprezzare il titolo è sicuramente la cooperazione, che sia con amici o con sconosciuti. È importante infatti collaborare, sfruttare a proprio vantaggio le differenti caratteristiche di ogni personaggio, aiutarsi a vicenda e arrivare così a completare la missione. Non mancano enigmi ambientali, i quali si prestano abbastanza bene al funzionamento del gioco, per quanto la maggior parte siano semplici e richiedano unicamente l’esplorazione dei luoghi circostanti. Altro elemento importante del gameplay è difatti il “looting”, che risulta funzionale e piacevole. Nel corso delle nostre scorribande, ci imbatteremo in munizioni e oggetti, oltre ad altri oggetti smarriti, che rivelano qualcosa in più sui quattro eroi. Le risorse, in particolare, possono essere utilizzate per creare granate, bende o altro a seconda del personaggio in uso. Anche questa meccanica di crafting è ben innestata al’interno del gameplay, costringendoci ad utilizzare con parsimonia l’equipaggiamento.

Nonostante sia un gioco in cui l’attenzione al rumore rappresenta un elemento fondamentale, l’interazione con l’ambiente risulta davvero poco sviluppata.

Come accennato nell’introduzione, il rumore gioca un ruolo fondamentale in Overkill’s The Walking Dead. L’interfaccia mostra un indicatore che segna il livello di allerta degli zombie, maggiore sarà il segnale e più ci si troverà circondati. Arriviamo però ad uno dei punti dolenti del titolo: in un gioco che fa della rumorosità qualcosa di fondamentale, l’interazione con l’ambiente è davvero poco sviluppata. Se escludiamo qualche trappola per orsi, delle bottiglie di vetro poste ad hoc in qualche punto della mappa e poco altro, non ci sono altri elementi particolari in grado di allarmare i nemici. Il più delle volte sono gli spari delle armi (non silenziate) a farlo e ciò si inerisce in un game design generale non proprio perfetto. Gli zombie, i quali insieme ai nemici umani sono caratterizzati tra l’altro da un IA non eccezionale, si “generano” da specifici punti di spawn con frequenza e quantità proporzionali al livello di allerta. Fare confusione porta quindi sì ad attirare le ostilità vicine (e lontane), ma più che altro il risultato è un maggior numero di nemici intorno a noi. L’agire silenziosamente ha quindi come obiettivo il non ritrovarsi accerchiati (cosa che porta non di rado al game over), ma non si ha la sensazione che il rumore influisca nettamente sul mondo circostante, causa anche la scarsa interazione. Inoltre, nonostante sia sempre utile un approccio stealth alle situazioni, non sempre è possibile attuare giuste strategie per far fuori gli altri umani in modo silenzioso, e ciò porta alle classiche sparatorie che hanno come conseguenza il solito risultato, quello a cui si è giunti nell’introduzione.

The Walking Dead

Un tipo particolare di zombie esploderà quando nelle nostre vicinanze, rendendoci la vista temporaneamente… spiacevole.

Il gioco si divide in diverse missioni, ripetibili ogni volta si desideri (con l’obiettivo di acquisire maggior esperienza, di cui parleremo più avanti). Gli obiettivi variano dal recuperare scorte, attaccare le fazioni rivali e altro. Volendo dividerli in due macro aree, sono presenti missioni “esplorative” e altre “a orde”, in cui è necessario difendere il proprio accampamento dall’attacco avversario. Questi incarichi seguono tutti un contesto narrativo inserito all’inizio di ognuno di essi, ciò però si collega ad altri difetti. La componente online del titolo non risulta essere ben bilanciata, a causa di un matchmaking piuttosto frustrante. Se questo può andar bene per un classico sparatutto multiplayer, stona in un titolo strutturato in questo modo. È capitato inoltre che, avviando una missione, per errore il gioco ne faccia iniziare una differente o addirittura successiva a quella che dobbiamo svolgere. Missioni che, come detto, potremmo essere chiamati a completare di nuovo, nel caso in cui un livello successivo richieda maggior esperienza per essere affrontato senza troppe difficoltà. Questa sorta di grinding è aiutato però da alcuni incarichi secondari, grazie ai quali potremo ottenere esperienza, risorse e armi preziose. La progressione appare comunque abbastanza lenta in linea generale, considerati anche i caricamenti non proprio cortissimi.

Utilizzare armi come picconi, mazze da baseball o asce è senza dubbio il modo migliore per affrontare gli zombie senza far troppo rumore.

Ma parliamo ora più nello specifico dei personaggi. Ognuno di loro possiede sia un proprio livello che diversi rami di abilità, sbloccabili completando le missioni e ottenendo punti. Esse si dividono in abilità generiche (come la salute) e in altre peculiari per ogni classe, contribuendo nello sviluppo del personaggio. Le armi si ricevono principalmente a fine incarico e possono essere di diversa rarità e potenza. Inoltre alcune di esse possono essere modificate con mirini telescopici, che ne aumentano la precisione, o con silenziatori e altro ancora. Fondamentali saranno le armi da scontro ravvicinato come il piccone, la mazza da baseball o l’ascia, che sono senza dubbio il modo migliore di affrontare gli zombie senza far troppo rumore. L’unione dell’efficacia delle armi, del livello e delle abilità forma il valore temporaneo del nostro eroe, da tenere d’occhio nel caso di missioni più complicate.

Nel corso dell’avventura potremo salvare inoltre dei sopravvissuti e portarli così nel nostro accampamento. Quest’ultimo è migliorabile in varie sue parti corrispondenti alle necessità di ogni classe, e potremo affidare le persone accolte ad ogni area in modo da aumentare alcune statistiche. I sopravvissuti possono anche svolgere alcuni incarichi che porteranno a termine in qualche giorno, con una probabilità di successo basata sulle loro capacità. Ciò è utile per accumulare risorse necessarie per la sopravvivenza.

The Walking Dead

La balestra, arma preferita della classe di Heather, consente colpi a distanza calcolati e precisi.

Tecnicamente il gioco è discreto ma tutt’altro che perfetto, e presenta qualche problema legato a bug e altro. Oltre ai già citati lunghi caricamenti, ci sono varie imperfezioni tecniche come ad esempio zombie che oltrepassano porte chiuse una volta spawnati o sporadiche compenetrazioni. Dal punto di vista sonoro invece è stato svolto tutto sommato un discreto lavoro, con musiche che riescono a creare la giusta atmosfera e un buon feedback dei colpi. Overkill’s The Walking Dead è un quindi un titolo che porta con sé svariati problemi, sia tecnici che prettamente di gameplay. Una buona gestione dei personaggi e delle armi a loro disposizione e un sistema di cooperazione abbastanza soddisfacente non bastano a sopperire ai tanti difetti del gioco, che risulta ripetitivo in certe fasi, lento nella progressione e con una giocabilità non tra le più entusiasmanti.

Recensione Overkill's The Walking Dead
6Punteggio totale

The post Recensione Overkill’s The Walking Dead appeared first on VIGAMUS Magazine - Il Magazine sul mondo dei Videogiochi.

Source: VR News
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: