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18/02/2018

Recensione – Beholder Complete Edition


Beholder: Complete Edition – Un condominio sotto controllo – Recensione

A un anno circa dall‘uscita per PC arriva finalmente su console Beholder: Complete Edition, gioco strategico in tempo reale sviluppato dal team russo Warm Lamp Games. Questo titolo pone sotto la lente d’ingrandimento le difficoltà che ha un buon padre di famiglia per salvare i propri cari e cosa è disposto a fare, anche utilizzando mezzi illeciti, per riuscire nel proprio intento.
Lo stato totalitario nel quale viviamo pretende di controllare tutto e tutti violando ogni genere di privacy e redigendo leggi ad hoc per reprimere il più possibile la popolazione. In ogni condominio, infatti, pone un amministratore che dovrà fare il lavoro sporco, spiando e denunciando qualsiasi violazione anche minima alle leggi dello stato nel proprio stabile, e portando a pestaggi o addirittura all’arresto dei condomini; ovviamente lo stato controlla anche questi preeposti, che se non eseguono i compiti a loro assegnati saranno arrestati.

Un padre di famiglia

L’inizio del gioco ci presenta Carl e la sua famiglia, intenta a trasferirsi in una nuova città dopo aver ricevuto, da parte dello stato, una lettera di assunzione come amministratore di condominio. La famiglia Stein è composta di altri tre elementi, la moglie Anna, Patrick, giovane universitario e Martha, una bambina molto graziosa di circa sei anni. Lo stabile nel quale andremo ad abitare è formato da sei appartamenti su tre piani che dovremmo gestire al meglio, un appartamento nel seminterrato dove vivremo con la nostra famiglia e una zona comune formata da cucina e lavanderia dove si potranno sviluppare interazioni con tutti i condomini. Nelle primissime fasi del gioco veniamo a conoscenza di quello che sarà il nostro capo che, con un piccolo tutorial, ci spiega le meccaniche basilari, lui sarà il nostro riferimento durante la nostra avventura facendo le veci dello stato, e risponderà al telefono nel caso lo chiamassimo per affrontare le varie missioni o anche nel caso avessimo difficoltà a compiere le nostre azioni. Ci rendiamo subito conto che gestire un condominio non è solamente cercare di mantenere efficiente lo stabile, o cercare di convivere pacificamente con tutti, poiché non è quello che vuole lo stato; il sistema pretende che il giocatore violi ripetutamente la privacy dei cittadini in modo da coglierli in fallo, utilizzando tutti i mezzi a tua disposizione, telecamere di sicurezza, ispezioni accurate degli appartamenti o anche solo una spiata dal buco della serratura.

I primi passi

La prima missione che dobbiamo affrontare sarà quella di tenere sotto controllo un personaggio losco che abita al primo piano, segnalataci dal nostro capo. Nella prima parte dovremmo setacciare l’appartamento (ovviamente senza farci scoprire) alla ricerca di comportamenti o oggetti illeciti, e istallare una telecamera di sicurezza, in modo da poterlo controllare senza dover essere tutto il giorno allo spioncino della porta. Una volta trovati gli oggetti incriminati faremo una chiamata al nostro capo, che ci porterà alla seconda fase della missione nella quale dovremmo cercare delle prove materiali delle sue malefatte. Grazie alla telecamera istallata prima non sarà un compito arduo: infatti lo beccheremo per colpa di un suo vizietto legato a sostanze proibite (ovviamente fuorilegge) delle quali il “malcapitato” fa utilizzo sovente. A questo punto inizia il dilemma che ci porta ad affrontare il primo bivio della nostra avventura: avremo infatti a disposizione tre scelte e, in base alle nostre azioni, tre risultati differenti. Potremmo soprassedere al suo vizietto e tenercelo come condomino,  nonostante questa non sia una scelta molto buona, visti i suoi comportamenti che stavano iniziando a infastidire tutti i condomini e soprattutto la moglie di Carl. La seconda possibilità è quella di mandargli una lettera anonima per ricattarlo e cosi guadagnare un bel gruzzolo di soldi, mentre l’ultima è di denunciarlo alle autorità, che in un batter d’occhio verranno a controllare l’appartamento: i poliziotti lo riempiranno di botte e lo arresteranno, dandoci la possibilità di avere un appartamento sfitto che, dopo alcune riparazioni, sarà disponibile per un nuovo locatario facendo terminare la prima quest.

Che ne sarà di Carl?

Lo sviluppo del gioco sembra semplice a prima vista e seguire le regole del regime potrebbe essere la soluzione più facile, ma non è cosi: la famiglia di Carl ha dei bisogni e solo socializzando con le altre persone sarà possibile soddisfarli. Denunciare i condomini per qualsiasi cosa non è la strada giusta se si vuole cercare di sopravvivere, e non è solo un modo di dire: dopo un’oretta di gioco infatti mi ero già preso una pallottola in mezzo alla fronte dal mio caro vicino di casa (e me la meritavo tutta), chiara avvisaglia che le scelte vanno ponderate cercando di mantenere un buon compromesso tra il lavoro di spia e quello del buon vicinato. Per progredire nella storia sarà necessario spendere parte del proprio stipendio per riparare uno dei tre appartamenti che a inizio gioco sono sfitti, accogliendo i nuovi personaggi che verranno ad abitare nel nostro palazzo, i quali ci porteranno nuove missioni sempre più complicate. Per aiutarci a compiere il nostro dovere, e cercare di portare a casa la pagnotta, potremmo acquistare oggetti in vendita nel negozio utilizzando i punti reputazione che si guadagnano ogni qualvolta si compie un’azione di spionaggio o rapporto nei confronti dei condomini, oppure al completamento di una missione che c’e stata consegnata dal nostro capo. Il fine ultimo è comunque quello di accumulare abbastanza denaro cercando di vivere dignitosamente con la propria famiglia, non fargli mancare niente e magari di trovare un lavoro meno stressante.

E lo stato che ne pensa?

La scelta dei personaggi come ombre è molto azzeccata e porta un velo di oscurità e tristezza nel mondo all’interno del quale l’avventura si svolge, grazie anche all’ottimo livello grafico. I nostri personaggi non sono però tutti uguali, e ogni ombra ha un accessorio o un tratto somatico che la differenzia dagli altri. Essi non hanno la parola, e quando desiderano o richiedono qualcosa appare un fumetto sulla loro testa che ci aiuta a carpirne i bisogni, come capita ai personaggi dei Sims. Il titolo appare dunque essere un buon compromesso tra un gioco strategico in tempo reale, un’avventura grafica e un gestionale: nelle varie fasi di gioco dovremo infatti cambiare il nostro modus operandi, affrontando in maniera frenetica le missioni a tempo e in modo più rilassato gli incarichi che non implicano particolari pressioni da parte dello stato o dei vicini. Per tutta la durata del gameplay è presente un ottimo accompagnamento sonoro, che tiene sempre alto il livello di attenzione e coinvolgendo il giocatore anche nelle fasi meno concitate. Nel passaggio dal PC alla console si rivela un problema la mancanza del puntatore del mouse, che obbliga il giocatore ad avvicinare il personaggio agli oggetti per interagire con gli stessi, dando vita ad un sistema non sempre preciso. Dopo aver preso confidenza con il gioco ci si rende subito conto che le quest possono essere risolte in molteplici modi, ognuna premiata dai trofei più disparati sulla versione PS4. La soluzione migliore per arrivare al termine però è solamente una, e per arrivarci bisognerà continuare a provare e sbagliare nelle varie fasi di gioco. Il sistema di salvataggio automatico purtroppo in questo non ci aiuta e rende poco piacevole la prosecuzione del gioco nel caso in cui compissimo scelte sbagliate durante una quest secondaria, porta ndo sempre alla morte del personaggio e obbligando il giocatore a dover ripartire dall’inizio dell’avventura.

E che ne penso io?

Se sei un amante dei gestionali e dei punta e clicca, questo gioco sicuramente fa al caso tuo. La storia è coinvolgente e il desiderio di capire come va a finire molto alto, fermo restando che portare a casa la pellaccia sarà comunque più arduo del previsto, così come peraltro completare tutti gli archivement su PS4, che richiederanno diverse run per raggiungere il platino. Non sono molti i giochi che lasciano qualcosa dopo averli affrontati, ma questo mi ha fatto riflettere su due concetti: il primo è che per difendere i propri cari a volte bisogna scendere a compromessi e forse non sempre è un bene.  Il secondo è con i tempi che corrono in tutte le città le telecamere di sicurezza ci fanno essere sotto l’ala vigile in un grande fratello e quindi siamo sempre tutti sotto il doppio controllo segreto (cit.). Quanto dunque Beholder è un gioco e quanto invece un modo per aprirci gli occhi? È così diverso QUEL condominio dalla MIA città? *Versione testata: PS4, grazie al codice fornito dagli sviluppatori

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