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20/04/2018

WannaCry trionfa in Cina grazie alla pirateria. Corea del Nord colpevole?


L'attacco informatico WannaCry, iniziato venerdì scorso, continua ad essere protagonista. Benché MalwareTech abbia bloccato la diffusione della variante iniziale, si sono rapidamente diffuse nuove varianti che l'hanno fatta ripartire nella giornata di ieri. Ricordiamo che WannaCry tenta di connettersi a un dominio non registrato prima di infettare la macchina, probabilmente per assicurarsi di non essere in esecuzione in una sandbox dei ricercatori di sicurezza: è bastato registrare questo dominio per fermare la diffusione. Le nuove varianti tentano di collegarsi ad altri domini, e le più evolute ne usano di nuovi e casuali ogni volta che vengono eseguiti, quindi sono molto più difficili da fermare. Fortunatamente, grazie alla diffusione della notizia, agli interventi di Microsoft e dei produttori di antivirus, il grosso del danno dovrebbe essere stato fatto, ormai.

Cominciano quindi ad emergere i retroscena più interessanti e curiosi. Per esempio, che Cina e Russia sono stati i paesi più colpiti perché la pirateria di Windows è diffusa ad ogni livello - incluse le stazioni di polizia, le organizzazioni governative, le banche e le grandi aziende. Secondo le statistiche del 2016 della Software Alliance, il 70 per cento di tutti i computer presenti in Cina hanno un'installazione di Windows illegale, mentre in Russia sono il 64 per cento e in India il 58.

In Cina, in particolare, è una pratica largmente diffusa e probabilmente nemmeno un evento come WannaCry riuscirà a cambiare le cose. Un dipendente di China Telecom ha detto al New York Times che la società ha addirittura provato a scriversi una patch da sola, e quando non ha funzionato si è rivolta alla società di sicurezza locale Qihoo 360, che supporta le versioni di Windows obsolete e pirata. In totale le aziende e istituzioni cinesi colpite in qualche modo da WannaCry si aggirano intorno a quota 40.000.


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Source: Hardware

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