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22/04/2018

Chi bara ai videogiochi è un potenziale cybercriminale, secondo l'NCA


Gli utenti con qualche anno sulle spalle, appassionati di videogiochi, sapranno che la pratica videoludica è stata sottoposta, in maniera piuttosto ricorrente, a vari processi di stigmatizzazione, che, per fortuna, con la massificazione del fenomeno sono diventati meno frequenti e più mirati a specifici comportamenti del videogiocatore, ad esempio, barare nei giochi con i vari sistemi di cheating.

Secondo la National Crime Agency britannica, tale pratica può, in alcuni casi, produrre il cosidetto effetto gateway, ovvero diventare un 'ponte' che traghetta l'utente verso comportamenti altrettanto vietati, ma di natura ben più grave. Nel report dell'NCA, denominato Pathways Into Cyber Crime (consultabile QUI nella sua interezza), viene evidenziato che gran parte dei soggetti recidivi responsabili per aver commesso cyber reati, ha iniziato la loro attività criminale frequentando siti e forum contenenti strumenti e risorse per l'hacking dei videogiochi.

Ad esempio, uno dei soggetti analizzati nello studio, membro di un collettivo hacker e colpevole di aver commercializzato tool per attacchi di tipo DDoS e servizi relativi alle botnet, ha dichiarato di aver giocato a Call of Duty su Xbox all'età di 13 anni e, poco dopo, di aver iniziato a cercare e diffondere trucchi per i giochi online di Xbox.


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Source: Game News

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