Recensione Bohemian Rhapsody

Il 5 settembre del 1946, a Zanzibar, nasceva un artista, cantautore e compositore britannico di origini parsi che, numerosi anni dopo, sarebbe stato destinato a cambiare per sempre il rock, grazie al suo meraviglioso talento musicale e l’esuberante personalità che emergeva sul palco con i Queen. Ogni concerto era uno spettacolo, degni di essere ricordati di generazione in generazione, accrescendo unanimamente  la genialità del frontman, tra i migliori performer nella storia della musica mondiale. Ma cosa c’era dietro la figura di Freddie Mercury? Scopriamolo insieme con la nostra recensione.

Nelle sale è arrivato Bohemian Rhapsody, un biopic dedicato alla band britannica sopracitata. Nonostante nel film vengono raccontati alcuni aneddoti del noto gruppo inglese, la pellicola tende a soffermarsi su una particolare figura: Freddie Mercury, l’energetico e carismatico leader, in grado di fomentare il pubblico in maniera incredibile ma che, contemporaneamente, mostrava un carattere estremamente riservato e timido per quanto riguarda la sua vita privata. La trama narra di come Farrokh Bulsara, un giovane studente di origini indiane appassionato di musica, viene a conoscenza di un concerto di un gruppo chiamato “Smile”. Tim Staffell, il frontman, decide di lasciare al proprio destino i due restanti membri: Brian May, uno studente di fisica e chitarrista e Roger Taylor, odontoiatra e batterista del gruppo. Freddie, dopo aver assistito alla performance live, decide di unirsi al gruppo e successivamente fonda i Queen, una band inglese in grado di suonare e variare più generi musicali grazie alla coesione e alchimia dei diversi membri, incluso il bassista John Deacon. Nella pellicola vengono trattati numerosi temi: dal primo amore di Mercury provato per una donna, Mary Austin, alla voglia di individualità, dalla consapevolezza (e scoperta) della propria sessualità, alla separazione del gruppo, passando, una volta riuniti dopo un tragico evento, a essere protagonisti al Live Aid del 1985: un concerto di beneficenza che ha consacrato per sempre la musica e la leggenda di questa band nell’immaginario collettivo.

L’atmosfera che si vive osservando il lungometraggio risulta naturale e mai forzata.

La riproduzione di questi eventi appare perfetta grazie ad un cast che, scena dopo scena, risulta particolarmente ispirato. Basti guardare all’accurata scelta degli attori selezionati per svolgere i vari ruoli: Rami Malek, noto ai più per la serie televisiva Mr. Robot, ha interpretato un favoloso Freddie Mercury, la cui bravura non si limita solamente a simulare le gesta sul palco, ma rimane impressionante anche per i modi di fare e le movenze che, in molte scene, ricordano l’originale. Tra gli altri possiamo trovare Ben Hardy nei panni di un pungente Roger Taylor, Joseph Mazzello che riprende le sembianze del simpatico bassista John Deacon e Gwilim Lee nel ruolo di Brian May, la cui somiglianza con il reale musicista è impressionante. Nonostante ad un primo impatto la visione dei quattro membri insieme potrebbe assomigliare ad una serie di cosplay ben fatti, l’atmosfera che si vive osservando il lungometraggio si dimostra naturale e mai forzata. A migliorare ulteriormente il prodotto, c’è anche da specificare un ottimo lavoro di fotografia, dei costumi (identici a quelli indossati dalla band che i fortunati spettatori degli anni 70′-80′ hanno potuto vivere) e delle scenografie, in cui emergono particolarmente le ottime riproduzioni cinematografiche degli scenari dei palchi musicali e degli ambienti circostanti in cui Farrokh ha vissuto.

Bohemian Rhapsody

Il leggendario frontman mentre incanta il pubblico.

 

Nonostante il talento degli artisti, in grado di simulare perfettamente le movenze come i veri musicisti dei Queen, la pellicola presenta comunque una serie di errori che purtroppo non possono essere trascurati. Gli eventi trattati, in alcuni casi, non sono veritieri rispetto a quanto accaduto nel contesto reale. Essendo un biopic, e non un documentario, questa scelta ci potrebbe anche stare, tuttavia la sensazione che si prova nel vedere il film è che esso simuli la realtà. Un concetto errato in cui, un ipotetico nuovo fan dei Queen, o generalmente chi magari non è particolarmente informato sulla storia della band, potrebbe incappare, credendo a tutto ciò che viene rivelato. Esso, di fatto, è una sorta di falso storico ma ben realizzato, grazie anche alla collaborazione dei due restanti membri attivi dei Queen: Brian May e Roger Taylor, i quali hanno contribuito attivamente con gli sceneggiatori nella realizzazione della pellicola. Nell’opera viene riscritta parzialmente la storia del gruppo con alcune imprecisioni non solo storiche (concerti che nella realtà sono stati svolti in un arco di tempo completamente differente che vengono spostati in un contesto differente), ma anche l’immagine degli stessi Queen che viene riscritta emergendo come un gruppo edulcorato e, talvolta, politicamente corretto. Non a caso, per concludere il progetto ci sono voluti circa 8 anni, tra divergenze e problemi di vario tipo.

Nonostante la trama viene romanzata in più parti, essa risulta essere estremamente scorrevole oltre che ottimamente realizzata.

 

 

L’idea di Bohemian Rhapsody nacque nel 2010 e doveva essere un prodotto celebrativo per quanto riguardava la carriera della band, con un concept iniziale che prevedeva Sacha Baron Cohen nei panni del geniale Bulsara. L’artista, nonostante la somiglianza, ebbe dei grandi problemi di comunicazione con Brian May, che invece era intenzionato a far morire il personaggio a circa metà pellicola, per poi continuare il lavoro spiegando al pubblico come gli altri membri fossero riusciti a sopravvivere dopo il lutto della perdita di Freddie. Questo episodio portò all’allontanamento dell’attore che, dopo numerose polemiche, rischiò di far cancellare definitivamente il lungometraggio. Fortunatamente il film riuscì comunque a restare in vita grazie ad un nuovo competente staff che comprendeva lo sceneggiatore Anthony McCarten (La Teoria del tutto, L’ora più Buia) e il regista Dexter Fletcher che però, a distanza di un anno, si allontanò dal lavoro per ulteriori divergenze. Al suo posto venne chiamato Bryan Singer (I Soliti Sospetti, X-Men), che si ritrovò nel delicato impegno di dover riscrivere il lungometraggio e selezionare il nuovo attore che avrebbe interpretato Freddie, per poi allontanarsi a causa di alcuni problemi personali e finire nuovamente sotto la gestione di Fletcher. Nonostante l’opera sia stata lavorata da due filmakers differenti (ad essere accreditato ufficialmente sarà poi Singer), Bohemian Rhapsody riesce nell’impresa di raccontare una storia trascinante e graficamente ben fatta, anche se ci pare obbligatorio ribadire che la maggior parte degli episodi non rispecchia la realtà dei fatti, penalizzando di fatto il prodotto con delle scelte che potrebbero tradire la fiducia dei fan di vecchia data, da sempre molto attenti ad osservare questi dettagli.

Bohemian Rhapsody

Rami Malek e Gwylim Lee sono estremamente convincenti su schermo.

 

A nostro modo di vedere, e attenzione, qui potrebbero esserci degli spoiler, un particolare episodio rimane decisamente discutibile: la presunta separazione di Freddie dal gruppo per provare un progetto solista, che nella realtà storica non combacia con nulla dato che gli stessi Queen, dopo una serie di concerti, decisero spontaneamente di prendersi un periodo di pausa dalle scene tentando dei progetti individuali, continuando poi a collaborare e a lavorare ad altri dischi poco tempo dopo il presunto allontanamento. Ma non tutto il male viene per nuocere: nonostante la trama viene romanzata in più parti, essa risulta essere estremamente scorrevole oltre che ottimamente realizzata, complice anche la magistrale interpretazione drammatica di Rami Malek che è riuscito nell’impresa di svelare al pubblico un’inedita versione dell’artista inglese.

Concludendo, Bohemian Rhapsody è un film che consigliamo di vedere per le interpretazioni e per la meravigliosa colonna sonora, ovviamente tutta a marchio Queen.

Recensione Bohemian Rhapsody
7.7Punteggio totale

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Source: Videogiochi
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