Recensione Just Cause 4

Nonostante Just Cause 3 fosse un titolo con meccaniche e trovate indubbiamente divertenti, buona parte dei giocatori lo abbandonarono dopo le prime ore. Il motivo di ciò era da trovarsi principalmente nella scarsa varietà delle missioni e una narrativa piuttosto piatta. Tuttavia, per Just Cause 4 Avalanche aveva promesso che questi problemi sarebbero stati risolti, portando a una vera e propria svolta per la serie. Negli scorsi mesi gli sviluppatori si sono inoltre fatti vanto del nuovissimo Apex Engine, un motore grafico creato appositamente dallo stesso studio, il cui punto forte sono le simulazioni fisiche. Per questo le nostre aspettative nei confronti dell’opera erano decisamente alte, e dobbiamo dire che, purtroppo, sono state in parte disattese.

La storia di Just Cause 4 si svolge dopo gli eventi dell’isola di Medici del capitolo precendente. Giocheremo panni di un Rico Rodriguez più maturo ma al contempo più fragile, poiché dovrà confrontarsi con il suo passato. Questa volta ci troveremo in una landa (fittizia) sudamericana, Solìs, dove ha sede il quartier generale della Mano Nera, un’organizzazione che abbiamo già dovuto affrontare varie volte. Il nostro obbiettivo sarà eliminare Oscar Espinosa, lo spietato dittatore della nazione. Oltre ad avere a disposizione un enorme esercito di soldati altamente addestrati, il despota è anche riuscito a sviluppare, grazie alle ricerche del padre di Rico, un pericolosissimo dispositivo in grado di controllare le condizioni metereologiche. Finora al nostro eroe sono bastati proiettili ed esplosioni per sbaragliare i nemici, ma questi non sortiranno alcun effetto su forze della natura come tornado e tempeste di fulmini. Per sconfiggere Espinosa dovremo quindi creare noi stessi un’armata di ribelli, chiamata Esercito del Caos, risvegliando lo spirito combattivo degli abitanti oppressi, attraverso le nostre spettacolari gesta. Inoltre, sarà indispensabile scoprire la verità sul progetto Illapa per il controllo del meteo e la vera natura dell’agenzia, l’organizzazione in cui Rico ha lavorato negli anni precedenti. Nell’avventura sono presenti diversi collegamenti a Just Cause 3, e nel corso dell’avventura incontreremo anche vari volti noti. Nonostante le premesse siano piuttosto interessanti, la trama risulta nel complesso abbastanza basilare, rifacendosi ai classici spy movies americani. Tuttavia abbiamo apprezzato che alcuni elementi della storia e dettagli dell’ambientazione possano essere scoperti tramite l’esplorazione e le missioni secondarie.

Potremo sempre visitare ogni angolo di Solìs senza alcuna restrizione o impedimento.

Parliamo ora del flucro fondamentale dell’esperienza di Just Cause 4: il gameplay. Uno degli aspetti migliori della serie è sempre stata la totale libertà di movimento concessa al giocatore, e questo quarto capitolo non è da meno. Infatti, combinando l’uso del rampino, del paracadute e della tuta alare potremo muoverci agilmente sia in orizzontale che in verticale. Per questo potremo sempre visitare ogni angolo di Solìs senza alcuna restrizione o impedimento. Ora il vento influenzerà anche i nostri mezzi per il volo: per esempio posizionandoci sopra a una corrente ascensionale potremo raggiungere altitudini notevoli. L’unica pecca del sistema è l’aerofreno della tuta alare, che non permette di cambiare efficacemente la nostra traiettoria come in passato. Ovviamente questo non sarà l’unico modo in cui potremo spostarci, difatti praticamente ogni veicolo nel titolo è pilotabile. Macchine, motociclette, hovercraft, carri armati, aerei, caccia militari e monoposto da formula 1: questi sono solo alcuni dei molti mezzi che avremo per muoverci sull’enorme mappa proposta.

Usando la tuta alare potremo planare ad alta velocità

Come sempre, il nostro migliore alleato sarà il rampino. Questo strumento ha infatti svariati utilizzi, oltre alla semplice mobilità, e se usato bene può rivelarsi l’arma più letale del nostro arsenale. Just Cause 4 ha sviluppato ancor più a fondo questa meccanica tramite le mod, di cui vi parleremo fra poco. Completando le prime missioni del gioco, otterremo i tre gadget che potremo integrare nel nostro arpione. Il primo di questi permette semplicemente di collegare due oggetti tra di loro e spingerli l’uno verso l’altro, spesso causandone la distruzione. Per esempio, potremo usarlo per far schiantare gli elicotteri nemici, o far crollare enormi torri sulle teste dei soldati della Mano Nera. Il secondo strumento è il sollevatore, che permette di agganciare al bersaglio un pallone aerostatico per sollevarlo da terra. Infine, l’ultimo è il booster, con cui possiamo posizionare sulla superficie degli oggetti dei piccoli propulsori che forniscono però una spinta molto potente. Una delle attività più divertenti del gioco è proprio sperimentare con la fisica applicando in modo creativo gli strumenti concessi.

Le combinazioni possibili sono davvero tantissime, e potremo persino divertirci a creare dei bizzarri veicoli, utilizzando solamente propulsori e sollevatori.

Una novità di Just Cause 4 rispetto ai predecessori è la possibilità di personalizzare molti aspetti degli effetti extra del rampino. Attraverso l’apposito menù possiamo, per esempio, scegliere se attivare i booster appena essi vengono posizionati, dopo che si preme un pulsante o quando questo viene tenuto premuto. In tal modo possiamo gestire con maggiore libertà l’emissione delle varie forze. Inoltre per ognuno dei tre gadget è possibile sbloccare nuove opzioni tramite il completamento di missioni secondarie. Per esempio potremo decidere di riempire i palloni aerostatici con gas altamente infiammabile, o stabilire l’altitudine massima che essi possono raggiungere. In tal modo le combinazioni possibili sono davvero tantissime, e potremo persino divertirci a creare dei bizzarri veicoli utilizzando solamente propulsori e sollevatori.

sfruttando i venti possiamo arrivare ad altezze vertiginose

La mappa di Solìs è divisa in numerose regioni, che inizialmente saranno tutte controllate dalla Mano Nera. Per procedere con la trama principale o accedere ad alcune missioni secondarie dovremo conquistare man mano le varie zone. Solitamente i requisiti per occupare un’area sono due: espugnare la base locale dell’armata nemica e avere sufficienti truppe. Come vi abbiamo accennato all’inizio, per far arruolare nuove reclute nell’esercito del caos dovremo seminare distruzione. Devastando le strutture sotto il controllo di Espinosa potremo riempire la barra del caos per ottenere truppe. Liberare le regioni di solito conferisce anche dei bonus, come una maggiore velocità di ricarica dei rifornimenti e lo sblocco di potenti armi e veicoli. Tuttavia questa meccanica ha un importante difetto: visto che per avanzare nella trama dovremo prima liberare la zona in cui ha inizio la missione, chi vuole semplicemente giocare la storia principale si troverà a volte costretto a “farmare” punti caos (andando avanti ne vengono richiesti tanti) per ottenere potenziarsi. Ciò può risultare un compitino ripetitivo e noioso, poiché dovremo andare a cercare minuziosamente ogni singolo oggetto distruttibile nelle basi nemiche, il ché contraddice lo spirito stesso della serie. Considerando inoltre che potremo riempire la barra anche facendo saltare in aria strutture nelle regioni sotto il nostro controllo (quindi indifese), la meccanica risulterà completamente superflua e dimenticabile.

La simulazione di Just Cause 4 tiene più in conto il divertimento che il realismo, e va bene così.

Una delle aggiunte più interessanti di Just Cause 4 sono le condizioni meteo estreme, come tempeste di fulmini, di sabbia e i tanti annunciati tornado. Ognuno di questi cataclismi sfrutta, e talvolta altera, pienamente la fisica di gioco, stratificando ulteriormente il gameplay. Per esempio le saette andranno solitamente a colpire gli oggetti più in alto, quindi dovremo usare la nostra attrezzatura per il volo con molta cautela. Ciò ovviamente vale anche per i nemici, che potremo quindi usare a nostro vantaggio: per esempio attaccando un sollevatore a un soldato potremo allo stesso tempo eliminarlo e proteggerci dal fulmine in arrivo. Anche se queste strategie più argute non sono affatto necessarie per trionfare, metterle in pratica con successo darà comunque soddisfazione. I tornado sono probabilmente i fenomeni che sfruttano meglio la capacità di simulazione fisica dell’Apex Engine: approfittando del momento dei venti del turbine possiamo raggiungere rapidamente altitudini e velocità altissime. Probabilmente nella realtà avvicinarsi a una tromba d’aria con un paracadute non avrebbe lo stesso effetto, ma la simulazione tiene più in conto il divertimento che il realismo, e va bene così. Visto che questi fenomeni sono controllati, e causati, dalla Mano Nera, avanzando nel gioco ci troveremo spesso a doverli affrontare. Dopo che avremo conquistato uno dei centri per il controllo del meteo potremo comunque decidere di riattivare i dispositivi per sperimentare più a fondo le possibilità offerte delle varie perturbazioni.

Una delle macchine create per controllare le condizioni metereologiche.

Le condizioni metereologiche estreme andranno ovviamente a danneggiare pesantemente le strutture presenti nell’ambientazione. Parlando di distruttibilità, abbiamo notato che, nonostante un complessivo miglioramento, sono anche stati fatti alcuni passi indietro. Per esempio, ad eccezione di alcuni fragili ponti di legno, non sarà possibile abbattere grandi tratti di viadotti come nel capitolo precendente. Lo stesso si può dire della grafica: la differenza con Just Cause 3 non è molto marcata, anzi, in alcuni aspetti ci sono stati anche dei downgrade. Passare dalla cristallina e spumeggiante acqua del mare dell’isola di Medici a una distesa piatta e quasi monocolore è parecchio deludente. Nonostante ciò, Solìs rimane comunque un paesaggio bellissimo in cui immergersi, anche grazie alla maggiore varietà tra le regioni. Inoltre le esplosioni, elemento cardine dell’esperienza di Just Cause, sono state rese ancor più spettacolari e tangibili, anche se a volte l’uso eccessivo dell’effetto bloom rende difficile goderne a pieno.

I compiti che dovremo portare a termine per espugnare le basi della Mano Nera varieranno abbastanza da non diventare noiosi.

Un altro aspetto in cui il titolo pecca è l’intelligenza artificiale, sia per quanto riguarda gli alleati che i nemici. Visto che si dovrebbe trattare di un esercito composto da soldati d’elite altamente addestrati, ci saremmo aspettati una maggiore cura sotto questo aspetto. Tra le fila nemiche sono comunque presenti dei guerrieri più pericolosi che non dovremo prendere sotto gamba, tra cui alcuni che indossano una tutta mimetica per diventare invisibili o altri invulnerabili in tutto il corpo a eccezione della testa. Uno dei problemi più importanti imputati al capitolo precedente era la ripetitività delle missioni, e, anche se c’è ancora un ampio margine di miglioramento, ci sembra che Just Cause 4 abbia fatto un passo nella direzione giusta: i compiti che dovremo portare a termine per espugnare le basi della Mano Nera varieranno abbastanza da non diventare noiosi. Un’altra nota positiva va fatta alla localizzazione italiana, che, a parte un paio di casi in cui le frasi doppiate si sovrappongono, è di buona qualità.

Tutto sommato Just Cause 4 ripropone la formula classica dei capitoli precedenti, senza apportare cambiamenti o evoluzioni drastiche. Le condizioni climatiche e le mod per il rampino sono senz’altro aggiunte interessanti, ma non sufficienti a segnare una svolta nella serie. Nonostante quindi ci saremmo aspettati di più, soprattutto per quanto riguarda la narrativa e i personaggi, abbiamo constatato che dei passi in avanti sono stati fatti. Solìs è un enorme e meraviglioso sandbox, in cui possiamo divertirci a sperimentare tutti gli strumenti che Avalanche Studios ci ha messo a disposizione. Se vi è piaciuto Just Cause 3, o semplicemente cercate uno sparatutto in terza persona pieno zeppo d’azione e con una mappa enorme da esplorare liberamente, Just Cause 4 potrebbe essere il titolo adatto a voi.

Recensione Just Cause 4
7.8Punteggio totale

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Source: Videogiochi
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