Recensione Persona 5 Dancing in Starlight e Persona 3 Dancing in Moonlight

Dopo che Persona 5 venne rilasciato dalle nostre parti nell’aprile del 2017, Atlus capì che ciò che i fan avevano maggiormente apprezzato, oltre il comparto artistico, narrativo e il sistema di combattimento eccellente, erano proprio le musiche composte da Shoji Meguro. Il colpo di genio, tuttavia, è stata la scelta di sviluppare un gioco ritmico basato sull’intera colonna sonora dell’omonimo titolo: Persona 5 Dancing in Starlight è esattamente questo, un rhythm game in cui bisogna premere dei tasti a tempo con le note sullo schermo. Detto in questo modo sembrerebbe un compito facile ma, così come Persona 3 Dancing in Moonlight, si è rivelato essere tanto complesso quanto divertente. Scopriamo assieme il nostro verdetto e se le due opere riusciranno ad entrare nel cuore degli appassionati.

Certamente non ci aspettavamo una trama profonda così come lo era quella di Persona 3 o il più recente Persona 5, ma l’escamotage di Atlus per trasportare i protagonisti nella nuova Velvet Room, qui chiamata Velvet Club, è sicuramente efficace: i personaggi sono stati trascinati in un sogno, oltre il tempo e lo spazio, per prendere parte ad una gara messa in atto da Caroline e Justine, per Dancing in Starlight, e da Elizabeth, per Dancing in Moonlight. Per riuscire a ballare, viene spiegato, basterà sfruttare la propria immaginazione e pensare ai passi che si dovranno fare, ulteriore scusa per giustificare l’incapacità dei ragazzi di muoversi sulla pista da ballo. Tuttavia, dopo un breve interludio, si passa immediatamente al gameplay puro, senza il dover necessariamente sorbirsi discorsi di ogni sorta. Il comparto narrativo, peraltro, fa un balzo in avanti rispetto quanto visto in precedenza: i dialoghi sono parlati in inglese e tradotti in italiano, al contrario di quanto avveniva in Persona 5, non localizzato nella nostra lingua. Inoltre, i personaggi sono molto più espressivi che mai, nonostante che per l’ultimo capitolo principale siano stati letteralmente copiati i modelli. Insomma, c’è una buona cura dei piccoli dettagli, che all’occhio attento dell’appassionato non passano di certo inosservati. La sezione del menu “Social” è sicuramente un’interessante sorpresa: troviamo tutti i protagonisti con cui possiamo ascoltare cinque diversi dialoghi ciascuno. Ogni discorso permetterà di approfondire la personalità del ballerino, che è sempre consona ai rispettivi giochi di appartenenza. Inoltre, solo parlando con loro potremo sbloccare nuovi costumi, accessori e molto altro.

Non sempre è chiaro quando stiamo andando bene o male, né viene specificato in che modo uno stage viene completato.

Parlando del gameplay nella sua forma più pura, il riferimento a Hatsune Miku: Project Diva viene quasi spontaneo (non a caso parliamo sempre di titoli SEGA). Quando avviamo un brano parte con esso il video con il nostro ballerino e appaiono ai lati destro e sinistro dello schermo sei tasti: a destra c’è triangolo, cerchio e croce, mentre a sinistra abbiamo su, sinistra e giù. Quando comincia la canzone, vediamo muoversi delle note colorate verso questi pulsanti. Come avrete intuito, dovremo premerli nel momento esatto in cui si sovrapporranno, a ritmo di musica. Ce ne sono tre diverse tipologie, diversificate da altrettanti colorazioni: le gialle richiedono una pressione semplice, quelle viola necessitano di essere attivate assieme un altro tasto e per prendere le verdi basterà tenere premuto il relativo comando. Inoltre è presente lo scratch, ovvero un effetto bonus che non toglie punti se mancato, ma ne da molti se preso. Non c’è bisogno di stare a tempo e per effettuarlo, dovremo muovere un dito sul touch pad del dualshock 4, oppure spostare una levetta analogica. Se riusciamo a prendere tre scratch colorati, invece, sbloccheremo un periodo di “fever”, che fa entrare in pista un secondo personaggio e permetterà di ottenere più punti. In totale sono presenti quattro livelli di difficoltà e il completamento di ognuno, per ogni canzone, sbloccherà altrettanti ballerini con cui poter collaborare durante la performance. Questi sono fortunatamente molto ben bilanciati, ma non sempre è chiaro quando stiamo andando bene o male, né viene specificato in che modo uno stage viene completato. Ci è capitato, infatti, di ballare discretamente bene, ma comunque fallire l’evento, senza alcuna spiegazione del perché. Mentre stiamo danzando, i compagni faranno commenti positivi o negativi a seconda della nostra abilità, ma ciò non aiuta a capire quando stiamo vincendo o meno. Abbiamo apprezzato anche la possibilità di guardare una partita perfetta (eseguita dalla CPU), una senza interfaccia e pulsanti da premere, e un’ultima sezione in cui guardare i replay delle nostre giocate.

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Le differenze tra Persona 3 Dancing in Moonlight e Persona 5 Dancing in Starlight sono fondamentalmente estetiche, in quanto il gameplay rimane esattamente lo stesso. Cambiano unicamente i personaggi, le canzoni e l’interfaccia: ciò che più ci ha lasciati sorpresi e felici riguardo questi due titoli è che rispettivamente sembrano estrapolati dai loro giochi di appartenenza. Ogni singolo elemento appare immediatamente come preso direttamente da Persona 3 o Persona 5, tra cui addirittura il font delle parole, le animazioni e i suoni della navigazione nei menu, le scelte del protagonista e le espressioni dei ballerini. Insomma, la sensazione è quella di avere davanti uno dei due titoli originali, ma con l’unica differenza che il nostro obiettivo non è entrare nel cuore delle persone ma danzare al ritmo di musica.

Ballare sulle note di Rivers in the Desert, Wake Up Get Up Get Out There o la più famosa Last Surprise è un’esperienza che i fan non possono farsi mancare.

Graficamente parlando, non è stato fatto alcun passo avanti rispetto le opere principali, ma la direzione artistica cel-shaded e i colori molto vivaci dell’interfaccia riescono a colpire così come avevamo visto in Persona 5 nel 2017. Peccato per il catalogo di brani presenti, visto che ci aspettavamo sicuramente più canzoni, magari qualcuna addirittura inedita ed esclusiva alla serie “Dancing”. Ci sono le musiche originali, ma anche molteplici versioni remix. Insomma, ballare sulle note di Rivers in the Desert, Wake Up Get Up Get Out There o la più famosa Last Surprise è un’esperienza che i fan non possono farsi mancare.

In conclusione, Persona 3 Dancing in Moonlight e Persona 5 Dancing in Starlight sono stati per noi una piacevole sorpresa: parliamo di titoli costantemente capaci di far divertire chi sta giocando, che abbia o meno provato le opere originali. Certamente chi ci ha già messo le mani negli anni passati riuscirà ad apprezzarli ancora di più, ma non si tratta di un requisito necessario per godersi le rispettive colonne sonore. L’acquisto da parte dei fan è quasi obbligato, specialmente per coloro che hanno amato la fantastica soundtrack di Persona 5. Chi non conosce le serie, invece, avranno occasione di scoprire i personaggi, le musiche più belle e un pizzico delle storie di appartenenza dei due titoli. Ricordiamo ai lettori che Persona 3 Dancing in Moonlight e Persona 5 Dancing in Starlight sono ora disponibili su PlayStation 4 e PS VITA.

Recensione Persona 5 Dancing in Starlight e Persona 3 Dancing in Moonlight
8.8Punteggio totale

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Source: Videogiochi
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